Non voglio certo disconoscere i savii ammaestramenti di quella buona vecchia, ed ogni qualvolta sento il mondo che mormora, mi rammento sempre la storia del sassolino.

Insomma pigliatela come si trova; se è vero che l’ufficiale se la spassasse romanticamente con Allegra, ci avrà trovato la sua convenienza. In questi casi è prudente sposare la gran massima che dice: le colpe della moglie sono colpe del marito. Tiro innanzi.

Lo sventurato Pomponio struggevasi per ambizione, e dopo appena sei mesi di matrimonio non era più riconoscibile; era sempre preoccupato, distratto, come un banchiere alla vigilia del fallimento. La gente pensava che ei la facesse da uom di spirito, e taluni vedendo che la sua fronte andava facendosi più ampia per lo sfrondarsi dei capelli, osservavano malignamente com’egli covasse qualche protuberanza al cranio.

Ma la provvidenza è grande, e non tardò a sorridere a Pomponio prendendolo sotto le sue pietose ali.

Se vi ricordate, quando la moglie di Pomponio era vedova (Dio che giro di parole!) godeva la protezione di un cugino alto-locato. Costui ebbe una parte attivissima in quel matrimonio, aveva fatto dei grandi regali alla sposa, e quando ella stava per lasciar Firenze ei chiese licenza al marito di darle un bacio.

Era una cosa innocentissima, e se vogliamo anche un onore per Pomponio.

D’allora in poi Allegra mantenne sempre un discreto carteggio col cugino di Firenze, ed un giorno ricevette da lui una lettera in cui le notificava la sua nomina ufficiale ad un consolato estero. Inoltre per post-scriptum eravi che appena sbrigati alcuni affari, egli passerebbe a salutarla prima d’abbandonar l’Italia.

Allegra comunicò la lieta novella a Pomponio, il quale sentì slargarsi il cuore per la gioia. È facile comprendere che un barlume di speranza era riapparso nell’animo suo, facendo egli gran calcolo sull’influenza del cugino diplomatico.

Una sera stando chiuso nella camera da letto e mentre la moglie già si spogliava, Pomponio prese a dire:

— Senti Allegra. Se viene il cugino bisognerà pensare a dargli un conveniente alloggio.