Vedrete le giovani popolane attillate, profumate come tante marchese; fantesche che fraternizzano colla truppa.

Vedrete delle coppie di sposi che sommano trent’anni in due, delle civettone attempate, che invece di riconciliarsi con Dio si lasciano corteggiare da uno sciame di studenti di primo pelo. La morale del giorno non ha più scrupoli, e la si vede andar di conserva colla più spudorata sfrontatezza, che con altro nome si chiama ardire... coraggio.

Vedrete delle ragazzine sgusciate appena dal collegio che portano ancora le gonne corte, e leggono gli amori del cavaliere di Faublas. Le vedrete nascoste dietro le persiane in atto di agitare un fazzoletto che a sua volta agita il cuore di un damerino che si stira i baffi nella strada.

Varcate la soglia dei nostri salons, Dio mio! un moralista del secolo passato cadrebbe come tocco dal fulmine. Ivi vedrete il sublime dell’assurdo, la quintessenza del ridicolo, una mostruosità comica. Vedrete là un turbine di donne spensierate, sciocche, pettegole, impudenti che sotto l’artifizioso apparato di un’educazione ipocrita ostentano una pudicizia sommamente ridicola.

Eppure le sono tutte oneste. Oramai questa santa parola esprime tutt’altro che quel sentimento virtuoso che anima la donna. L’onestà dei nostri giorni non impedisce ad una madre di mostrare le spalle ed il seno a tutto il pubblico d’un teatro.

Ora si usa un certo modo di velare le membra che val peggio che mostrarle; il velo è una specie di richiamo che simulando un onesto pudore segna agli sguardi dei curiosi i misteriosi confini del vero.

Chiudetevi gli occhi, acciecatevi come il fringuello se volete cantar l’amore anime candide dei poeti! Se voi vedeste queste beltà di moda, queste damigelle discinte e spudorate, perdereste d’un tratto il sentimento della poesia. Torcete lo sguardo da queste giovani sacerdotesse d’amore che immolano il loro candore alla voluttuosa tendenza dei costumi. Non potrete più sognarlo il seno d’una vergine, o poeti! essa lo espone senza reticenze.

Quell’anima delicata del Tasso, non potrebbe più dire delle nostre signorine:

Parte appar delle mame acerbe e crude

Parte altrui ne ricopre invida vesta;