Tanto è vero che quando l’usciere lo avvicinò per la terza volta egli lo ricevette con un grande inchino che tradiva tutta l’umiltà delle sue intenzioni.
L’usciere in vederlo così alterato n’ebbe quasi compassione, e con un pietoso sorriso gli disse:
— Se il signore vuol passare.
— Vado, rispose Pomponio confuso.
— Mi favorisca il nome.
— Ah sì sono il cugino.
— Del segretario!
— No, dell’ambasciatore.
L’usciere lo guardò bene in faccia credendolo pazzo, indi riprese con stizza:
— Ma che cugino! che ambasciatore! ci capisco un accidente... il suo nome.