SCENA I.

Luigi (Entra per la finestra con precauzione) ...... Dieci e mezza! — Sono venuto a tempo. Quel birbo di giardiniere non si stancava di starsene fuori. — È una vera notte di gennaio; fa un freddo indiavolato (guarda verso gli altri appartamenti).... La marchesa non tarderà a venire, e qui bisogna studiare un modo per farsi vedere senza spaventarla — mi nasconderò dietro ad una cortina, eppoi.... no, non c’è grazia in questa trovata (pensa). Ah! eccola. — Le scriverò un biglietto (straccia un foglietto dal porta memorie e scrive col lapis)... posiamolo qui (sul tavolino da notte)... accanto a questo libro (apre il libro). L’Aminta... ecco per esempio un libro che è quasi una rivelazione!... Aminta, un povero diavolo d’innamorato che perde il senno per una smorfiosa pastorella... ci sono dei segni in questi versi. — Una donna che prediliga il Tasso dovrebbe essere espansiva.

Diamo un’occhiata al campo. — Quando verrà la marchesa io sarò là sul balcone. — Dio! mi vien freddo al solo pensarvi; gela del più buono. — Questa porta mette nelle altre camere, e non c’è altra uscita. — Ecco una camera onesta; anche la morale c’entra un poco nelle costruzioni... ma intanto se si trattasse di scappare sarei fritto. — Viene qualcuno... è lei! (va sul balcone e chiude).

SCENA II.

La Marchesa (entra pensosa). Io vorrei sapere chi sia quel saggio che disse pel primo essere la donna una creatura debole! — Senza vantarmi, ora che sono sola posso dirlo a me stessa, se quel tale si fosse imbattuto in una donna quale io mi sono, avrebbe fatto eccezione. — Da due anni che sono vedova, me la spasso liberamente e godo in vedere questi animali del sesso forte che si avvicendano a farmi proteste d’amore senza che io prenda mai sul serio una parola (si disadorna). Per me, a dirla vera, ci credo tanto agli uomini quanto agli spiriti... E sì che fra i miei corteggiatori ve n’ha di quelli che si meritano qualche riguardo; ma quando vengono ai soliti slanci sentimentali mi prende gran voglia di ridere. — Già tutti usano le stesse frasi, e ciò riesce sommamente ridicolo — tutti compagni.

Per esempio, sarà follia, se fossi capace di qualche debolezza, sarei portata per quel signor Luigi.... signor Luigi!... che povero titolo!... non un grado, non una distinzione; eppure, se voglio esser sincera, quei suoi modi franchi ed eleganti, quell’aria sempre gioviale, quel fare senza affettature, mi va a genio. — Eppoi è uomo di molto spirito; il più brillante de’ miei conoscenti... eppure non mi ha mai corteggiata. — Cioè, è innamorato di me, ma non mi fa quelle smorfie, e non mi lascia tempo di ridere del suo amore, giacchè ne ride egli prima.... Fa tutto contrario degli altri. Figuratevi, la settimana scorsa lo invitai ad accompagnarmi al teatro — più di cento avrebbero accettato con gioia, egli si rifiutò perchè aveva impegno per una partita a scacchi colla zia. — Questa sera si festeggiò il mio onomastico, ed io mi sono vendicata rifiutandomi di invitarlo. Dio, com’era in collera! giurò persino che sarebbe venuto a mio dispetto, ma gli mancò il coraggio. C’era ordine alla porta di non lasciarlo passare (vede il biglietto sul tavolino). Che è ciò? (legge) «Signora Marchesa, voi mi chiudeste la porta di vostra casa, ed io passai per la finestra. Sono sul balcone, ed aspetto i vostri ordini

«Luigi.»

(Indignata). Oh! quale arditezza! ma io chiamerò gente (riflette) no, non va bene.... nascerebbe uno scandalo. Ah, signor Luigi, voi siete sul balcone con questo gelo, eccovi punito, stateci tutta la notte (chiude col catenaccio). Ora sono sicura. Cioè, non mi metto certo in letto; leggerò qui accanto al fuoco, e domani lo troverò gelato (siede sulla poltrona). La è però una crudeltà; poverino, fa un freddo dannato.... ebbene, se ne vada per la strada che è venuto. Ma ora che ci penso, di là non c’è mezzo a discendere, non vi è il pergolato sotto. Dunque resti, per me ci penso punto, faccia il suo comodo e buona notte (pausa). Infine che vuole? cos’è venuto a far qui?... Mio Dio! mi prende rimorso; potrebbe morirsi pel freddo. — Per carità, è meglio aprire, e farlo ridiscendere dalla finestra (va verso il balcone), mi tremano le mani. Ah, prima chiudasi questa porta che mette nelle stanze di mia cognata; potrebbero sentirlo (chiude l’uscio a destra, poi apre il balcone). Signore! venga fuori, e se ne vada per dove è venuto (siede sulla poltrona voltando le spalle a Luigi che entra).

Luigi (entra lentamente, rinchiude la vetriata e resta indietro).

Marchesa (senza voltarsi). Dunque, signore, se ne va, oppure debbo farlo accompagnare da’ miei servi?... non risponde nemmeno? ha forse la lingua gelata?