Luigi. Le giuro che no, tanto è vero che era disposto a morir di freddo sul suo verone. L’ho scritto nel mio biglietto.
March. Nego. Sul biglietto non vi è nulla di tutto ciò.
Luigi. Guardi meglio.
March. (riprende il biglietto). Ecco qui. Non c’è altro.
Luigi. Ma volti. (legge) «Comprendo benissimo che la mia è temerità eccessiva; se vorrà punirmene, mi lasci fuori per tutta la notte, e colla presente, scritta di mio pugno, l’assolvo da ogni responsabilità qualora diventassi sorbetto.»
(La marchesa resta sopra pensiero). Dopo tutto, signora, mi sembra d’essere stato poco indulgente con me stesso.
March. Sì, ma infine avrebbe picchiato per farsi aprire.
Luigi. No certo. Anzi, se madama la marchesa lo desidera, ritorno sul verone, e vi starò a suo piacimento. Dal canto mio sarò ben lieto di scontare un poco il mio peccato.
March. Manco male che ne conviene.
Luigi. Certo! e se mi fosse lecito proclamerei ai quattro venti la sua grande indulgenza.