Il senso predominante ma è lʼamore il più puro e casto, che sorride e sospira ad un tempo istesso.

Però Ermanno aveva detta parte della verità; ma non ebbe il coraggio di dirla tutta; per un sentimento di generosità che si può facilmente comprendere, egli tacque in quella lettera su certo proposito che maggiormente lo inquietava, volendo nascondere a Laura una profonda ferita riportata a Milano, e palliandola con alcuni lampi di allegria non al certo addicevoli allo stato dellʼanima sua.

Allorchè nasce un dubbio, non è sì facile dileguarlo, ed Ermanno che dal suo soggiorno a Milano aveva riportata la fede più sicura dellʼamore di Laura, trovò pur colà maggior alimento alle incertezze sullʼavvenire. La lettera che segue diretta a Paolo è lʼespressione fedele del suo stato; collʼamico ei si mostra più sincero che non collʼamante.

Ermanno a Paolo—

«Mio buon amico,

«Più tento di attaccarmi allʼalbero della vita per raggiungerne la cima, più sento che i miei sforzi per quanto grandi, diventano inutili—Quindici giorni sono, io era tormentato da unʼardente desiderio che aveva prescritto come meta estrema di tutta la possibile felicità; conseguito quel desiderio, parevami che più nulla mi rimanesse a sperare, perchè tutto avrei ottenuto—Ho realizzato il mio sogno, soddisfeci alla mia brama, e nonpertanto eccomi maggiormente afflitto—A guisa dellʼerrante pellegrino che erpicandosi faticosamente sulla vetta della montagna, già si rallegra seco stesso pensando al momento in cui ne avrà toccata la punta, io credetti che recandomi a Milano, potrei dʼun tratto deporre il fardello delle mie pene... Ma ohimè! Non fu così; il pellegrino giungendo al culmine del monte, scopre altre catene di roccie più erte e malagevoli, ed io di ritorno da Milano, trovai dʼaver arricchito di un nuovo aggravio il peso deʼ miei dolori.

«Con te, mio buon Paolo, il mio cuore si dilata e lascia scorrere la larga vena delle sue amarezze, con te solo ho il coraggio di confessare lʼavvilimento del mio spirito.

«Lʼeleganza, il lusso e tutto ciò che proviene dalle ricchezze, mi destò sempre se non lo sprezzo almeno lʼindifferenza, giammai il fasto impose aʼ miei sensi perchè lʼanima mia aspirò sempre a qualche cosa di migliore che non sono i proventi di un lauto patrimonio.—Nellʼarte mia rinvenni i veri tesori di gioie che scuotono lʼanima esaltandola al culto di un bello soprannaturale, non concepibile che negli slanci della fantasia; ma non avrei mai creduto che dallʼalto dei miei sogni spingendo lo sguardo a terra, venissi abbagliato dalla luce di un poʼ dʼoro accumulato.

«Eppure è così, mio buon amico, e con labbro tremante per vergogna ti confesso che il mio spirito rimane soggiogato e riconosce tacitamente la superiorità esercitata dalle ricchezze.—Non ho mai osato di palesarti a voce questa strana reazione deʼ miei sentimenti, perchè mi avviliva il solo pensarvi; ma ora che sono solo, ora che la mia mente si studia sempre di viemmeglio affliggermi, non so più tacerti questa nuova sventura.

«Nel porre il piede per la prima volta nella casa di Laura, io era ben lungi dallʼattendermi un colpo di tal natura; ma quando entrai in quelle sale ricche di quanto si possa immaginare, fra quel miscuglio di tappeti, sete, velluti, mobili, dorature e mille altri fregi, perdetti quel sentimento innato di dignità che ci pareggia a chiunque, e pensai essere ben meschina cosa lʼelevatezza dellʼanima a fronte di tante ricchezze accumulate dalla fortuna.