«Oltre a ciò aggiungi le piaghe tue che io debbo medicare con cataplasmi e cerotti, e Dio sa con qual frutto! rispondere alle tue lettere che mettono i brividi al solo leggerle, e curare certe malattie di cuore, che non entrano per nulla nel mio comprendonio.—Dà retta a me, e sii più assennato nel giudicar le cose; tutti, qual più, qual meno abbiamo i nostri piccoli fastidii, e bisogna saper tollerare alquanto.
«Io spero che attorno a questa buona lavata di testa, non avrò sciupato ranno e sapone, e che saprai compatire se la mia amicizia, trasmoda forse in rigore; ma voi altri poeti siete come i cavalli capricciosi; più si rallenta loro il morso, e più essi si danno a precipitosa corsa, mentre basterebbe una buona stretta ai fianchi per calmarli.—Se io ti lasciassi sempre dire a tuo modo, proseguendo in questa via esaltata, finiresti poi per crederti davvero un gran martire, ed allora daresti nelle smanie prorompendo in parolone contro la vita, le sue lusinghe, ed i suoi disinganni; come quei tali che si vedono tuttodì passeggiare per le vie con tanto dʼocchialetto e di cravatta, allegri, vivaci che è un piacere il vederli, che hanno poi il coraggio scrivendo ad una qualche signora del bon ton di parlar di torture, di morte; e taluni anzi spingono la cosa al punto da paragonar la loro vita alla passione del Nazareno, e la via dal caffè al teatro allo scosceso calle del Golgota.
«Di tali esaltazioni sono pieni i romanzi, ma pur troppo nella vita reale il tedio dei bisogni materiali scema per gran parte il volo della fantasia, e ne rallenta il corso; ed io compiango di tutto cuore quegli sventurati che colpiti da una specie di mania si abbandonano preda delle idee formando di esse la parte essenziale dellʼesistenza.—Accusami pure, se il credi, di materialismo e pessimismo; ma che vuoi? la Teoria delle Anime, non entra nelle mie competenze.
«Nel mondo fisico vi sono troppe realtà, nel morale troppe illusioni, perchè io debba esitare nella scelta; ed è perciò che una donna, non sarà mai altro per me che una donna, e non mi viene certamente il ticchio di concentrarvi in essa tutte le mie aspirazioni.
«È però ben strana la potenza di questo vostro cuore, o visionarii, che sʼimmischia in tutte le cose vostre; per me ti assicuro che il mio anche funzionando regolarmente, se ne sta ozioso e polveroso in un angolo dello stomaco, e davvero non ho nessun lagno da fare sul suo conto. Il tuo invece mio caro Ermanno, è un repubblicano sfegatato, non quieta mai, e ad ogni momento ti scivola sulle labbra. Il cuore e la ragione formano in te due partiti ribelli come i Guelfi e Ghibellini, e finchè non verranno fra loro dʼaccordo, prevedo che il regno del tuo spirito, non avrà mai pace.—Impegnati per quanto puoi in queste trattative di riconciliazione, del resto a te toccherà la peggio. Lʼodio delle fazioni, è la rovina di un paese; procura dunque di porre sulla buona via il cuore e la ragione, ed allora soltanto sarai tranquillo.
«In altri tempi, forse, erano dʼuso certe abitudini poco lodevoli. Nella dubbiezza delle intelligenze non del tutto incivilite, accadeva talvolta che fra le moltitudini, qualcuno emergesse per una stranezza sua particolare; la storia ci tramanda i nomi di una quantità di donne, che dedite al culto dʼamore, fecero ad esso i più grandi sacrifizii.—Era consuetudine nei paladini del Medio Evo, il farsi ammazzare per gli occhi della loro bella; ma per buona sorte ai tempi che corrono, si ha ben altro a pensare. Il progresso colle sue emanazioni invade la mente degli uomini preoccupandoli di mille e mille cose, per cui ben poco tempo si avanza da sciupare dietro al carro di Cupido; e tu potresti percorrere in lungo e in largo tutta la superficie del globo, senza trovarvi più nè una Penelope, nè una Lucrezia, nè una Didone, nè una Saffo.—Il salto di Leucade, ora lo fanno i banchieri falliti, e gli inglesi affetti di spléen acutissimo.—Persuaditi infine, che Werter e Jacopo Ortis altro non sono che caricature sbagliate di unʼalienazione mentale.
«Se tu fossi con me qui a Milano in questa graziosa città emancipata da ogni pregiudizio, vorrei in breve convertirti e rimetterti a dovere quella parte di cervello che ti scappò fuor deʼ gangheri.
«Ma tu sei lungi, ed altro non mi è dato che sovvenirti di buoni consigli, i quali se a nulla ti giovano, tolgono per altro a me ogni rimorso inquantochè in questi momenti, ebbi il coraggio di dirti la verità schietta e netta.
«Ho finito quasi il ritratto di Laura, e presto te ne manderò copia.—Sentii con vera soddisfazione lʼincarico che avesti per un lavoro di tutto impegno; spero che nelle ore di tue occupazioni tu potrai ritornar padrone assoluto della tua mente. Lʼarte è una grande egoista, e confido che essa potrà, se non guarire, almeno modificare la tua infiammazione di sentimentalismo.
«Te ne faccio augurio di tutto cuore.