«Come ci trasforma lʼamore! Non mi riconosco più, e parmi di mutar carattere ogni giorno. Se tu sapessi quanto buona sono diventata da che ti amo! Le cose più piccole mʼinteressano vivamente, e talora sono trascinata a certe idee, che sembrano follie.—Ieri per esempio, mentre metteva il solito zuccaro nella gabbiuola del mio cardellino, mi venne un triste pensiero che quasi quasi mi forzava al pianto.

«Ho pensato fra me che quella povera bestiolina tenuta prigioniera poteva avere la sua famiglia altrove, e che in cuor suo dovesse dolersi amaramente di me che lo privai della libertà per mio diletto. Pensai che quella povera creaturina dovesse soffrire e piangere perchè separato e lontano daʼ suoi piccini, e mi pareva che fissando in me i suoi occhietti mi dicesse: Madamigella, mi lasci in libertà, mi lasci volare al mio nido; ho dei piccini da nutrire, una compagna fedele che mi aspetta, che mi ama e piange la mia perdita....

«Mi venne voglia di fare la sua felicità, parevami che tu fossi dietro di me a mormorarmi: lascialo fuggire, lascia che scorrendo le libere aure del cielo ei possa raggiungere colei che lo attende tanto ansiosamente.... lascialo per amor nostro!—Aprii la gabbia e mi staccai dʼun passo per osservare.

«Il cardellino sulle prime non si accorse di aver la prigione aperta; quando se ne avvide, discese con tanta precauzione, lento lento come se fosse colto dallo stupore.... salì sullo sportellino, guardò parecchie volte allʼintorno come se cercasse di persuadersi della realtà; volgendo la sua graziosa testolina verso di me stette a fissarmi alquanto, mandò un leggiero gorgheggio, battè le ali, e via di volo nel libero cielo.

«In un baleno egli scomparve dagli occhi miei, ma io stetti lungamente rivolta a quella parte donde era sparito, e quando rinvenni in me, mi accorsi di avere gli occhi umidi di pianto.—Or non è più quella cara bestiolina che mi rallegrava coʼ suoi melodiosi gorgheggi, non sarà più necessario che io sciolga fra le erbe del mio giardino quei fuscellini a lui sì graditi; il piccolo prigioniero non è più, partì salutandomi e dimenticando persino lo zuccaro di cui era sì ghiotto.

«Non ho agito bene, mio Ermanno? Perchè fare lʼinfelicità di cotesti esseri per soddisfare un semplice capriccio? io vorrei poter beneficare tutto il mondo, e ciò perchè ti amo tanto, e penso che tutto quello che faccio possa meritarmi sempre più il tuo affetto.

«Ho tanti saluti da porgerti per la signora Salviani. Ieri fummo a trovarla, ed in confidenza, se io non fossi più che certa dellʼamor tuo diverrei gelosa per gli elogi che essa ti fece.—Ricordati che ti aspettiamo in campagna, verrai bene a passare qualche giorno alla mia villa? La mamma incaricò il signor Paolo di rinnovartene invito, e conta su te. Partiremo alla fine del mese, vale a dire fra qualche giorno.

«Non vedo lʼora di abbandonare questa nojosa Milano per recarmi in campagna. Sono certa che colà passerò vita felice, perchè fra quella solitudine beata, mi sarà dato di pensare sempre a te, mio caro Ermanno.

«Scrivimi subito per dirmi quando verrai a trovarmi; noi ci fermeremo sin verso la fine di ottobre. Anche il signor Paolo sarà dei nostri; che bravo giovinotto! io lo amo come un fratello, è tanto compiacente, tanto caro! Figurati che viene quasi tutti i giorni a trovarci. Il mio ritratto è finito, per quello di papà abbiamo deciso di aspettare.—Io so che il signor Paolo, farà due copie del mio; una per te. Egli me lo ha detto, egli che con una delicatezza veramente squisita, mi parla sempre di cose che mi danno gran piacere.

«Quando mi ricordo del giorno della tua partenza, mi viene ancora un sospiro.—Figurati che in tutta la notte precedente non mi fu dato di dormire unʼora. Parevami ad ogni tratto che spuntasse lʼalba, e per accertarmene scendeva dal letto onde scrutare il cielo, ma desso era ancora coperto di stelle.—Lʼultima volta che mi destai, la mia camera era tutta inondata della luce del mattino; temetti che fosse tardi, e mi vestii in fretta per venirti a dare lʼultimo saluto.