«Mio caro, io debbo prima di tutto ringraziarti per i tuoi buoni consigli che vorrei poter accettare se entrassero nel mio modo di vedere.—I tuoi sforzi però, ottimo amico, sono come quelli del medico che cerca di combattere un male sconosciuto. Ciò nonpertanto non deve scemare a me la riconoscenza; ora però sono in condizione da abbisognare più dellʼopera tua che deʼ tuoi consigli. Ti prego di ringraziare Laura per la sua carissima lettera, e dille che le sue parole mi fecero un gran bene.
«Il conte S.... uno deʼ miei più affezionati protettori, vuole ad ogni costo che mi ritiri per qualche tempo nella sua villa onde lavorare attorno alla Messa Funebre.—Ciò mi torna molto giovevole, perchè come sai in campagna si è assai più concentrati; mia madre verrà con me, e ci fermeremo colà finchè avrò terminato il mio lavoro.
«Esitai molto prima di accettare, ma il conte mi sollecitò con tanta premura, che infine dovetti accondiscendere.—Tu conosci quel bravʼuomo, e sai quanto mi ami, lʼinteresse e le cure che ei si prende a mio riguardo sono tali che per quanto io faccia, non potrò mai sdebitarmene.—Partirò dopo domani, e ti prego di notificarlo a Laura. Dimmi pure quandʼè che la famiglia Ramati lascierà Milano per recarsi in villa, e mandamene lʼindirizzo affinchè io possa sapere ove dirigere le mie lettere.
«Attendo sempre quel ritratto.—Ti scriverò poi più a lungo; per ora una stretta di mano, e credimi tuo
Ermanno».
Ermanno a Laura.
12 Agosto
«Sono le quattro del mattino.—Il cielo è serenissimo, azzurro e limpido come immenso oceano, e dalla finestra ove ti scrivo abbraccio collo sguardo il grandioso panorama di uno dei più ridevoli paesaggi.—Dallʼalto di questo colle sulla cui vetta sorge la villa che mi ospita, vedo sotto di me un lago tranquillo che giace fra i colli verdeggianti, terso e trasparente come puro cristallo, increspato appena dalla brezza mattutina.—Spingendo più oltre lo sguardo, veggo spiegarsi una bella corona di graziose colline fresche e ridenti, popolate di case e paeselli che spiccano come rose sopra un tappeto verde e cupo. Più in là chiudono lʼorizzonte le cime delle Alpi illuminate con tinte dʼoro dal nascente sole, e fra quei dirupi io discerno ancora qualche striscia di neve che perdura ostinata malgrado i calori della stagione. Al di là del lago sorpassando i colli ed i monti ritrovo gli estremi lembi del cielo sfumati a mille colori che si perdono nella nebbia dellʼinfinito.
«Rivolgendo lo sguardo ad occidente, vedo un caos interminato di pianure e colli che si alternano bizzarramente, confondendosi in lontananza collʼorizzonte; il sole che sʼinnalza lentamente, spande i suoi raggi luminosi su quella striscia di terra, che irrorata dalle rugiade della notte, si presenta come unʼimmenso piano lucente di mille colori a guisa di un vasto campo di perle.