«Le gemme della natura, sono ben più modeste e più belle di quelle che sortono lavorate dalle officine; bastano un raggio di sole ed una goccia dʼacqua per formare i più brillanti rubini.
«Oltre al limite che lʼimperfezione dello sguardo non può varcare, oltre alle sfumature dellʼorizzonte, havvi una terra benedetta come questa dal sorriso della natura; dessa è la Brianza, ed io senza poterla scorgere mi figuro di vederla segnata nei confini del cielo come un punto quasi impercettibile, mi figuro che appena al di là di quel velo sottile ed impenetrabile che mi sbarra la via dello sguardo, debba trovarsi quellʼEden delizioso che non ha nulla da invidiare a tutto quanto mi sta innanzi.—A quel punto immaginario, sono costantemente rivolti i miei sguardi, se potessi raggiungerlo lo farei con tutta lʼanima; ma pur troppo malgrado i miei ardenti desiderii, quel punto vagheggiato, serba la sua desolante distanza.
«Io non so se tu mia Laura mi abbia già compreso. Non è la Brianza per sè stessa che mi attiri tanto ardentemente, ma sei tu fanciulla mia, tu mia Laura che soggiorni in cotesti luoghi; tu che io cerco col pensiero fra i ridenti colli e le balsamiche aurette.—Ti cerco in quel punto lontano che brilla come un faro luminoso.... La tratta non è lunga, io penso che una rondinella, un passero, una mosca potrebbero in brevʼora trasvolare su quel tratto di spazio che mi allontana da te, e raggiungerti; ed io che agisco sotto lʼimpulso di unʼintelligenza, io che ho il coraggio di concepire i più strani desideri, non ho la forza di conseguirne un solo.
«Egli è ben meschina creatura lʼuomo! Fu detto che volere è potere, ma se ciò fosse, a questʼora non sarei qui ma in Brianza nel tuo colle, nel tuo giardino, aʼ tuoi piedi per dirti che ti amo tanto!.... Ma ohimè pur troppo quellʼardito aforisma chiude nel suo concetto unʼidea inconseguibile, ed altro non posso che mandarti un saluto da lungi.
«Da quindici giorni, mi trovo qui fra queste allegre collinette con un cielo calmo e delizioso, unʼaura soave come carezza di piuma; e sento che il mio spirito abbattuto si rialza, che lʼanima mia penetrata dallo sconforto, riprende la via di una fede sublime.
«Tutto qui è placido, affettuoso, tutto ha lʼimpronta di un ingenuo sorriso, tutto sembra armonico, ed il sibilo dellʼaria che striscia fra i fogliami dei vigneti, racchiude in sè le modulazioni di un canto pastorale che mi commuove le più recondite fibre del cuore. In questi pochi giorni ho tanto bene dimenticato il mondo, che mi ricordo solamente di quelli che amo.
«Io non so dirti, mia Laura, quale soave mestizia trasfonda in me questo patetico soggiorno, ma egli è certo che qui mi trovo cambiato, e solo fra il riposo di una sì placida esistenza posso concepire una felicità possibile allʼuomo che sa contentarsi delle scarse gioie che presenta la vita.
«Oh quante belle speranze mi si ridestano in seno fra le mollezze di questa dolce solitudine, quanti bei sogni!.... Ma non senza dolore mi accorgo che anchʼessi sono baleni di luce artificiale che spariranno colla mia partenza da questi luoghi.—Ho lavorato molto, ma più di tutto ho pensato a te mia bella Laura, alle gioie del nostro amore, e stamane non seppi resistere al desiderio di mandarti un saluto dallʼalto di questi colli.
«Addio dunque, fanciulla mia, in queste parole si comprendono unʼinfinità di dolcezze che io stesso non so dirti. Addio, possa questo mio saluto trascorrendo il tratto di cielo che mi separa da te, giungerti nellʼistante del tuo risveglio, sicchè il primo pensiero ed il primo sospiro che ti partono dal cuore siano per il tuo
Ermanno».