«Le ombre della sera che si avanzano, mʼimpediscono di più oltre estendermi; ho promesso meco stesso di dirti tuttociò che mi passerebbe per la mente prima che sopraggiungesse la notte, ed ecco adempita la mia promessa; ci vedo appena, e non mi rimane che il tempo di farti un saluto.

«Addio, mia Laura, scrivimi presto, dimmi tante cose, ma sopratutto ripetimi che mi ami. Il pianoforte è a pochi passi da me.... vado a mandarti un saluto melodico suonando quel Notturno che ti piace tanto «Al chiaro di luna».

«Addio, adorata

Ermanno».

Laura ad Ermanno.

29 Agosto.

«Mancando da alcuni giorni di tue novelle, io era assai inquieta, tanto più che non ebbi ancora risposta allʼultima lettera che ti scrissi. Questo ritardo straordinario mi sorprese non poco, giacchè se è vero che tu ricevi con gioia le mie lettere, le tue io le attendo ansiosamente, e non so darmi pace allorchè vengono deluse le mie aspettazioni.

«Jeri il signor Paolo mi scrisse da Milano, dicendomi che tu sei ammalato. Ed è vero mio Ermanno? Pur troppo così devʼessere, perchè diversamente come potresti lasciar correre tanto tempo senza mandare una lettera alla tua Laura che aspetta sempre.—Povero amico, povero Ermanno!.... e dire che io fui tanto ingiusta da dubitare unʼistante che tu mi avessi dimenticata.—Oh! perdonami sai, non era la tua Laura che pensava così, no, il mio cuore era troppo sicuro; fu una stranezza crudele della mente.

«Pensai molto sulle cause che potevano trattenerti dallo scrivermi, ma infine non ne trovai una plausibile sembrandomi che non vi possa essere giustificazione alcuna per tale dimenticanza. Sapeva che hai molto lavoro, cercai di persuadermi che le occupazioni ti togliessero il tempo di scrivermi, ma che vuoi? Sono tanto egoista da non voler cedere davanti a qualunque ostacolo.

«Vedi come si corre nel pensar male! Mentre io mʼinsospettiva, tu mio povero Ermanno eri malato e sofferente.—Mio Dio questʼidea mi dà rimorso; lʼhai detto tante volte che sono una bambina, e finisco col persuadermene.