«Frattanto tu mio buon amico, sei oppresso dal male; il signor Paolo, mi disse non esser cosa tanto seria, ed aggiunse che tu stavi meglio, ma io non ci credo, potrebbe essere una pietosa bugia, e non presterò fede al tuo miglioramento, finchè tu stesso non ne darai prova scrivendomi appena ti sarà possibile.

«Jeri lʼaltro la signora Salviani venne a farci visita accompagnata da un giovinotto milanese suo cugino; le prime parole di quella buona signora, furono per te; ella ti aspetta sempre.—Domani andremo con papà alla sua villa che dista pochi passi dalla nostra; mi fermerò fino a sera, e ciò mi fa lieta perchè almeno potrò parlare di te con qualcuno che ti conosce.—Quanto sarei felice, se al mio ritorno trovassi una tua lettera! oso appena sperarla, e tu mio Ermanno fa di non tardarmi troppo questa gioia.

«Povero amico, è ben crudele il nostro destino! Nel dolore della lontananza eraci non lieve conforto lo scambio di lettere, ed ecco che subito la fatalità ci perseguita, e ti fa cadere ammalato. È una barbarie.—Intanto, finchè tu non sia guarito, ti scriverò tutti i giorni; sono certa che ciò ti farà piacere, perchè ogni mattina, svegliandoti, tu troverai una mia lettera al tuo capezzale che ti porterà il primo saluto.

«Così potessi venir io a surrogare la tua povera mamma! Con quanto amore ti assisterei vegliando le notti, e prestandoti tutte quelle cure che io sola saprei immaginare. Stamane iʼ era in giardino con questʼidea per la mente, e parevami di vederti nella tua camera più pallido dellʼusato; io era al tuo fianco, ti parlava del nostro amore e di tutte quelle cose che tu solo sai comprendere; tu mi guardavi sorridendo, stendendomi spesso la mano come per ringraziarmi... Oh! sono certa che tu a questo modo, guariresti presto, perchè tanto farei, tanto pregherei la Santa Vergine, che infine tu saresti salvo.—Ma ohimè, ciò non è possibile, ed io debbo starmene lontana da te che amo tanto, e che soffri forse per causa mia; questo pensiero mi eccita al pianto; perchè mio buon Ermanno, io sento che per quanto faccia, non riuscirò mai a renderti felice!

«Sopportiamo, o caro, lʼamarezza del nostro destino; non può essere che il nostro amore debba recarci per unico frutto una lunga serie di dolori.... Chissà, un presentimento secreto, mi dice che un giorno forse, saremo felici.—Spera, mio buon Ermanno, spera con me nellʼavvenire; esso è incerto, ma non potrà essere ingiusto.

«Il signor Paolo, mi scrisse che fra pochi giorni verrebbe a trovarci; se tu fossi allora guarito, sono certa che non mancheresti di venire; la sarebbe pure una grande fortuna!

«Jeri ho detto per te una grossa bugia, della quale spero non ne terrà calcolo il cielo. La mamma mi vide al collo la tua medaglietta: chi te lʼha data, mi chiese—io era davanti allo specchio, e mi vidi venir rossa per la confusione, perchè fui colta troppo di sorpresa. Non mi passava in mente neanche il nome di una qualche amica; infine mormorai: Letizia, ma colla timidezza di chi è persuaso di non essere creduto.

«Il cuore mi batteva tanto forte da togliermi financo il respiro; e perchè poi? Se anche avessi detto alla mamma che quella medaglia era una tua memoria, sono certa che non le avrei fatto dispiacere, ed in confidenza, credo che ella sospetti alcunchè del nostro amore.—Non me ne tenne mai parola, ma io indovino tanto bene dal suo volto ciò che le passa nellʼanimo, che giurerei di non errare.

«Ti assicuro, mio Ermanno, che non mi preoccuperei per niente, se il nostro secreto venisse scoperto; il tuo amore mʼinfonde tanto coraggio, che mi sento orgogliosa di possederlo, e colla massima compiacenza volgendo uno sguardo alla turba dei giovinotti eleganti, non ne trovo uno che sʼuguagli menomamente a te....

«Ma io parlo, parlo e forse troppo, perchè tu avrai bisogno di calma.... Oh la cattiva ciarliera che io sono! Per dirti tutte queste fanciullaggini, scordava quasi il tuo male, e comincio a credere che se fossi al tuo capezzale ti sarei poco giovevole. Compatiscimi mio caro, e procura di guarir presto.—Ricordati che io conterò i giorni, lʼore, i minuti sempre anelando ad una tua parola apportatrice di buone nuove, e che non avrò più pace finchè non mi verrà una tua lettera.