«Laura mia

30 Settembre

Ho giurato varie volte meco stesso di non più prestar fede alle promesse del bene, e mal mio grado debbo ora fare ampia ritrattazione della mia incredulità.—Nellʼincertezza delle mie idee, nella desolazione di tutto me stesso, io era giunto a tanto da dubitare se la luce del sole fosse luce vera; e tu mia Laura colla tua bontà, col tuo candore diradasti le nebbie del più sconfortante pessimismo.

«È vero sì che la missione degli angioli sulla terra è la redenzione dei miseri mortali, perchè tu fanciulla mia, angiolo di dolcezza hai salvo il mio spirito dal brutale abbattimento che lo minacciava. È vero che il bene è cosa di questo mondo, perchè esso si concretizza in te; nella tua graziosa persona si chiude quella misteriosa potenza che io voleva negare.—Il bello, il buono, il sublime esistono perchè tu vivi mia Laura, ed il mondo che ricetta nel suo seno una schiera dʼanime elette come la tua, non può essere ovunque un ammasso di sventure.—

«Oh! giovinetta, tu che operasti il santo miracolo della rigenerazione di unʼanima inferma, esulta meco della vittoria, e ringrazia quel Dio che ti mandò dal cielo, chè la tua missione ebbe lʼesito più felice.

«Laura, mia Laura, ed è vero che io possa scriverla questa parola? Sono felice!.... Non mʼilludo io forse nel concepire una simile idea, non sogno?.... Dimmelo tu, perchè ciò che succede in me è tanto nuovo da rendermi incerto sulla realtà di quello che provo.—Felicità..... quella stella lontana che brillava come un punto quasi impercettibile, lʼavrò io raggiunta? Come ho attraversato quellʼimmenso spazio di aria, e di tenebre che me la tenevano lungi?.... Non lo so; ma è certo, che cercando attorno a me non trovo più nulla dʼinvidiabile, più nulla da desiderare.....

«Laura, tu farai la più santa delle cose scrivendomi subito, che tutto ciò che provo, tutto il fuoco del cuore, lʼesaltamento che mʼinvade, è realtà. Ho bisogno di una tua lettera nella quale tu mi dica che il passato non è un sogno, che ti ho veduta per diciassette giorni..... Oh i bei giorni! io voglio ripensarli, voglio riandare colla mente ad ogni ora ad ogni istante di essi, perchè la mia felicità si fonda intieramente su quelle dolci memorie.—Mi ricordo che al mio arrivo, tu eri ad aspettarmi là sulla porta del tuo giardino; appena mi riconoscesti da lontano, agitasti il fazzoletto, tu mi attendevi ed io sarei volato per raggiungerti tosto; ma questo meschino cuore, si agitò siffattamente, che dovetti fermarmi per lʼaffanno.—Era verso sera, lo ricordi?.... io saliva lʼerto pendio che guida alla tua villa..... il sole salutava coʼ suoi ultimi raggi le cime di quei graziosi colli. Tu stavi appoggiata ad un grosso albero e sorridevi malinconicamente.

«Chi mi sa dire la gioia, la voluttà di quel momento? Già pochi passi ne separavano, ed io correva leggiero come se avessi avuto lʼali. Un passo ancora, due, tre, e ti accolsi fra le mie braccia.—Ricordati Laura di quellʼistante e di quelle lagrime che ci toglievano la parola; ricordati di quel bacio strappato ai nostri labbri da una forza superiore ad ogni reticenza.—Quel bacio esalato dallʼalto del colle al cospetto del morente sole fra unʼaria balsamica, ed un cielo orientale, non si perdette no nei vortici dello spazio, perchè io lo sento ancora qui sulle mie labbra, e si ripete tuttavia nel cuore.

«Adorata creatura, leggiadra come visione celeste, superiore ad ogni concetto che mente umana possa formarsi della bellezza, lascia che qui dalla mia solitudine, col più santo entusiasmo ti dica che fra le tue braccia ritrovai lʼobblio a tutti i mali dal passato, il conforto per quelli dellʼavvenire.