«Tu lasciasti un mondo di ricordi in questa nostra piccola villa.—Entro spesso nella camera che era a te destinata, e ne esco talora colle lagrime agli occhi, perchè parmi che colà tutti gli oggetti piangano la tua assenza.—Trovai un volumetto che tu dimenticasti, sono le poesie di Leopardi. Tengo nascosto quel prezioso ricordo donatomi dal caso e lo leggo spesso perchè so che è il tuo poeta prediletto.—Vi sono dei segni, ed uno specialmente sui versi:

«O speranze, speranze; ameni inganni
Della mia prima età! Sempre parlando
Ritorno a voi; che per andar di tempo
Per varïar dʼaffetti e di pensieri,
Obliarvi non so!........»

E di quelle speranze che formano il mistero della vita mi pasco io pure.—Spera amico mio, è questa una tale felicità che compensa tutti i dolori.

«Tu che ora vedi il primo barlume della speranza, saluta con gioia la sua luce apportatrice di tante dolcezze....

«Mi dici che in pochi mesi, cambiai dʼaspetto, che il mio sguardo è più serio; ma non sei tu il primo a fare questo rimarco. La mamma già me lo disse, e cento altri mi vanno ripetendo che io non sono più quella di altre volte.—Tutto ciò lo devo a te mio Ermanno che facesti guerra alle puerilità che mʼingombravano il cuore, e sono a te debitrice di questo salutare sviluppo delle mie idee che sʼimpronta sul mio volto.

«Se tu non eri, io sarei ancora una bambina vanerella e senza pensieri; tu mʼinsegnasti a pensare ad amare; colle tue parole, le tue lettere, e la tua musica, mi empiesti lʼanima di novelli affetti, e vado a te sola debitrice della prima educazione del mio cuore.

«La cugina Letizia, verrà fra qualche giorno collo zio a trovarci, ma a quanto essa mi dice nella sua lettera, non si fermerà molto perchè si accingono a fare un viaggio in Toscana. Per vero, andrei anchʼio molto volentieri con essi, ma siccome mi preme assai più di ricevere le tue lettere, ed aver sempre novelle di te, non mi lascierò certo indurre.

«Il più bel viaggio per me sarebbe quello di venirti a trovare; ma ciò è tanto improbabile, che ti autorizzo di mettere questa mia idea nel numero delle tante follie che ti avrò già scritto.

«E tu, mio buon amico, lavori sempre? Bada però di non affaticarti troppo, sei debole e mal reggeresti ad una soverchia occupazione. Pensa mio Ermanno, che se tu ricadessi ammalato, io vivrei in angoscia mortale; pensa che la tua Laura ti comanda di conservarti per lei, pensa che da quellʼegoista che sono non soffro rivali, e non voglio che lʼarte usurpi quelle ore che debbono essere riserbate al nostro amore.—

«Ti proibisco dʼora innanzi di raccomandarti alla mia memoria.—È questa una contraddizione a tutta quella fiducia che dicesti di avere riposta nellʼamor mio.—Insegnamelo tu cattivo diffidente un mezzo per dimenticarti unʼistante appena, giacchè io ti ho sempre nella memoria.