«Appena pochi mesi trascorsero, dʼallora in poi, eppure parmi che in quel frattempo siano accaduti dei grandi avvenimenti; non so persuadermi di conoscerti sì da poco, e sembrami che la memoria di te, si leghi alla mia infanzia; parmi che il corso dʼanni ed anni, abbia assodati quei legami che ci uniscono.

«Non so dirti quanto bene mi abbia arrecato la tua lettera; giacchè dessa è la prima in cui tu lasci libero corso al tuo cuore, senza offuscarne i concetti colle nubi della tua barbara logica; è la prima volta che tu mi parli con tanta fede, o dirò meglio con tanto entusiasmo.

«Come sono belle le tue lettere! Non lascierei mai di leggerle; sono tanto soavi, dolci armoniose le tue parole che mi sembra quasi di udire la tua musica.—Oh! come invidio la tua sorte o Ermanno, tu puoi esprimere tutto ciò che ti passa nellʼanimo colla massima facilità; non vʼha idea che tu non colga a perfezione, e quando tu mi parli dei colli del lago, del cielo, parmi di respirare in grembo a quella natura così ben descritta, quando mi parli delle tue emozioni, sembrami di vederti a me dinnanzi con quella cara mestizia impressa nello sguardo.

«Da alcuni giorni sono qui sola; Paolo è partito, nè valse preghiera a trattenerlo; papà e mamma fecero il possibile per indurlo a fermarsi ancora, ma tutto vano; egli fu inesorabile nella sua decisione, come tu lo fosti nella tua.

«Ora la campagna mi è divenuta insopportabile, parmi di essere isolata in un deserto, ed attendo ansiosamente che la mamma si decida di ritornare a Milano. Non oso fartene domanda, perchè ti so occupatissimo, ma parmi che sarei felicissima, ricevendo più spesso tue lettere.

«Stamattina, per esempio quando vidi il nostro domestico con un fascio di giornali e carte del papà, avrei giurato che vi era una tua lettera; ma nossignore, fui disingannata, eravi una lettera, ma della cugina Letizia. Stetti col broncio per più di unʼora, e non mi venne neanche in mente di vedere ciò che mi scrivesse la cugina: ma poi tutto passò; prima ho riflettuto che tu hai molto da fare; poi perchè toccava a me il rispondere alla tua ultima.—In vista di tali circostanze ti ho perdonato.

«Tu dunque mio Ermanno, sei felice, ed è vero.... non fu una pietosa invenzione la tua? Sia ringraziato il cielo! tu credi finalmente allʼamor mio, e questo è tutto ciò che desiderava, perchè mio caro, il dubbio di non riuscire ad inspirar confidenza, diviene penoso per un cuore che ama.... Ma io sono una gran ciarlona; creo castelli, fabbrico progetti a mio piacimento, ed infine poi nulla ci rimane, e dobbiamo tenere a gran ventura se ci vediamo parecchie volte durante unʼanno.... noi che ci amiamo tanto!

«Se io fossi agile come la rondinella che svolazza dʼintorno al mio balcone, spiegherei tosto lʼali alla tua volta, ed invece di una lettera, ti sorprenderei con una visita mentre stai seduto al piano creando qualche cosa colle tue magiche dita.

«Ti ricordi di quella sera che ci recammo alla villa della signora Salviani?.... Noi precedevamo gli altri tenendoci al braccio; tu mi dicevi tante cose belle, tante parole dolci, ed io ti ascoltava religiosamente, perchè quando tu parli mio Ermanno, preponderi su tutti i miei sensi, e non so far altro che ascoltarti, ascoltarti sorridendo.—In quella sera fosti pregato di suonare, ed io mi sedetti subito al tuo fianco, mormorandoti parole di tenerezza fra gli accordi della tua musica....

«Madama Salviani va pazza per quella Fantasia sullʼUltimo pensiero di Weber, ma a me restò più impressa la Campana dei morenti. Oh! la bella musica, e con quale straziante effetto tu la eseguisti! Io aveva voglia di piangere tanta era la commozione che mi destava quel canto lúgubre e morente; e se fossimo stati soli, ti sarei caduta nelle braccia per dirti che quella musica divina, mi strappava lagrime dʼamore.