«Ti scriverò da Bologna ove ci fermeremo qualche giorno.—Per ora addio, amami sempre come ti ama la tua

Laura».

Questa lettera dʼun laconismo straniante, parla molto per sè stessa sulla fermezza di proposito della giovinetta, la quale abbenchè memore della promessa fatta ad Ermanno, non seppe resistere al desiderio di fare quel viaggio. Il pretesto che la madre ve lʼavesse quasi forzata era troppo meschino, e tradiva il di lei imbarazzo nel trovare una giustificazione ammissibile alla sua inconseguenza.

Il dolore di Ermanno nello scorrere quella lettera, fu grande, giacchè egli era ben lungi dallʼattendersi un simil colpo. Troppo persuaso dellʼamore di Laura, e sorpreso del di lei silenzio, aveva cercato in cuor suo una scusa qualunque per distruggere i cattivi presentimenti che gli sorgevano nellʼanima; egli supponeva pietosamente che un qualche avvenimento, una malattia forse, facesse ostacolo aʼ suoi desiderii; ma quando dopo un silenzio di tanti giorni gli giunse quella lettera, dovette pur troppo lasciare libero passaggio ai funesti pensieri che lo incalzavano.

Qui ci tocca il doloroso compito di ricaricare sullʼanima dello sfortunato giovane il peso delle amarezze.—Ci duole doverlo dire, ma da questo punto noi dobbiamo seguire Ermanno nella via del disinganno più crudele—Egli non aveva puranco perduta ogni speranza, Laura prometteva di scrivergli da Bologna, e forse si sarebbe giustificata; ma attese invano.

Passarono più giorni, e niuna novella. Lʼinnamorata giovinetta aveva forse perduta ogni memoria durante il viaggio.—

Non ci basta lʼanimo di narrare la tristezza di quei lunghi giorni di aspettativa angosciosa. Il novembre toccava quasi al termine, ed in tutto quel tempo Laura non aveva trovato modo di mandare un saluto al suo sventurato amico.

La stagione non era più propizia per rimanere in campagna, dʼaltronde Ermanno aveva già terminata la sua messa, giacchè nel dolore che lʼopprimeva era per lui unico conforto quello dello studio.—Ritornò colla madre a Brescia, ove appena giunto sʼebbe incontro con Alfredo dal quale seppe che Laura si trovava in Milano già da dieci giorni.

Un simile procedere, eccedeva ogni limite. Ermanno aveva con tutti gli sforzi trascinate le sue speranze di giorno in giorno, ma ormai non eravi più dubbio; Laura non ricordavasi più di lui.—Per quanto tentasse di calmarsi pensando che egli stesso aveva preveduto questo miserabile scioglimento del silenzio, pure non sapeva darsi pace per la rapidità con cui erano stati dimenticati gli eventi del passato.—