Preg. Sig. Paolo.
«Ricevo in questo punto dal suo amico signor Ermanno, una lettera tale che mi desta più sorpresa che risentimento; glie la trasmetto, perchè ella stessa, caro amico, possa convincersene.
«Educata per lunghi anni nella via della virtù mi colpiscono dʼindignazione quelle barbare espressioni; ma è mio dovere non rispondervi e dimenticarle.—Non si creda il signor Ermanno che io voglia contraccambiargli alcune pagine di sottile ironia, nè tanto meno giustificarmi di un operato che non riconosco come mancanza. Io tacerò usando tutta la possibile rassegnazione per sopportare quelle amarissime ingiurie, e dimenticarle col tempo.
«Io non so se più prevalgano nellʼamico suo la ragione o lʼegoismo, ma è un fatto che davanti a un simile contegno debbo credere che egli venga tratto talvolta a deplorevoli eccessi da rancore misterioso frutto forse di un abituale sconforto.
«Contro simili attacchi ho duopo premunirmi, giacchè essi straziano troppo lʼanima mia; noi non fummo fatti per amarci; havvi troppa discrepanza fra i nostri caratteri perchè possiamo mai vivere in pace. Feci tutto quanto era in me per prendere un sopravvento sulla sua funesta mania che spesso lo trascina a sragionare..... non vi riuscii, e con vero dolore mi ritiro desistendo da quella missione rigeneratrice che mi era imposta, perchè riconosco inutile ogni tentativo.
«Non risponderò alla lettera del signor Ermanno, perchè se a ciò mi accingessi, dovrei lasciare la mia penna preda di un giustissimo risentimento.—Rispetto il suo dolore, e prego il cielo che presto lo guarisca, e gli conceda quella pace che io non oso consigliargli.
«Ella signor Paolo, sono certa comprenderà le alte ragioni che pongono sul mio labbro un simile linguaggio; ho già molto mancato verso la mia buona mamma nel celarle ogni cosa, ma a questo punto, lo riconosco, la mia condotta diventa incompatibile coi miei doveri di figlia. Ho un avvenire di cui dovrò render conto un giorno, e la coscienza mʼimpone un riparo alle deplorabili conseguenze a cui potrebbe trascinarmi una leggierezza di gioventù.
«Favorisca signor Paolo di significare allʼamico suo questa risoluzione che mi detta il dovere, cerchi di confortarlo, se pur ne abbisogna, e lʼassicuri che per parte mia non gli nutro alcun risentimento.
«Mi permetta poi, caro signore, che alla sua prima venuta in casa nostra, io le consegni tutte le lettere di Ermanno; sono preziose memorie che non ho il coraggio di distruggere, nè posso ritener meco senza derogare da quella linea di condotta che mʼimpone il mio dovere.—Faccia ciò che crede di quelle carte, giacchè per conto mio sono certa di fare il meglio rimettendole a lei.