«Con questa parola chiudo la mia lettera. Per quanto scettico io possa essere, non credo certamente che operando il bene sʼincontri il male. Ho molti doveri da compiere, e lʼaffetto di mia madre esige da me i più grandi sacrifizii; però qualunque cosa possa accaderle, si ricordi madamigella di avere in me unʼamico sempre pronto a prestarle lʼopera sua, ogni qualvolta potesse abbisognarne.
«È possibile che queste siano le ultime nostre parole epperò non debbo perdere occasione per dirle che in tutte le vicende della vita ella sarà sempre accompagnata dai voti sinceri che io faccio per la sua felicità.....
«A lei sono certo riserbati alti destini, e le vie che noi prenderemo nel mondo, saranno ben diverse; pure non dispero affatto dʼincontrarla un qualche giorno.—Dal canto suo faccia come meglio le detta il cuore; se crederà la memoria di me degna di qualche ricordo, sarà per me gran ventura.—Egli è certo però o Laura che lʼultimo saluto che sta per cadermi dalla penna, parte dal più profondo dellʼanima, e che non scrivo senza trepidazione e dolore la parola..... addio!—»
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Pochi giorni dopo, Ermanno ricevette da Milano un piego nel quale erano accluse due lettere, una di Laura a Paolo, e lʼaltra di questʼultimo ad Ermanno.—Lesse la prima avidamente; e ad ogni parola dava segno di agitazione; giunto al termine gettò via il foglio con disdegno, senza nemmeno curarsi della madre che assisteva alla scena.—
Stette alquanto pensoso, indi con atto di rassegnazione prese la lettera di Paolo e si pose a leggerla.—Quando lʼebbe finita ripiegò il foglio, raccolse quella che aveva gettato via, sclamando con freddezza straziante:
—Va bene!.... e poi più nulla.
Studiò al piano fino a tarda notte, come se non un pensiero lo turbasse.—
Ecco le lettere.
Laura a Paolo.—