«Ciò che più di tutto mi consola, si è la sua fermezza di proposito, giacchè, se non erro, in una lettera dalla Brianza, ella mi diceva che avrebbe rifiutato di fare il viaggio preferendo assai più di ricevere mie lettere.—Posso rallegrarmi che ella abbia cambiato dʼavviso, così non mi graverà il rimorso di averle fatto perdere una buona occasione per..... divertirsi.

«Confessiamo però che lʼaver io creduto alle sue promesse fu conseguenza dʼun deplorabile eccesso di buona fede.....

«Più ci penso, e più mi avveggo che commisi una sciocchezza pretendendo che ella mi scrivesse qualche volta; figuriamoci dove trovare il tempo? Bisognava andare sullʼArno a goder la frescura in barca di notte per contemplar la Luna e numerare le stelle del cielo, e farsi mollemente cullare dalle onde.—È naturale, non è colpa sua se il tempo volava tanto rapido da non permetterle di mandare un saluto a quel povero diavolo che ebbe la disgrazia di sperarlo!....

«Seppi subito il di lei ritorno da Firenze. Venti volte la penna mi venne fra le mani per scriverle, e sempre ne abbandonai lʼidea.—Cosa avrei potuto dirle?.... Ella taceva, segno questo che aveva tuttʼaltro per la mente, ed io colla mia lettera avrei forse sturbate le dolci reminescienze del viaggio.

«Glie lo confesso, aveva deciso di non più scriverle..... mai più. Non ci voleva meno di una sua lettera per rimettermi la penna fra le dita, ed ecco che violando ciò che mi ero promesso, le scrivo ancora una volta..... sarà lʼultima? lo ignoro, ciò non dipende da me; è certo che io ho duopo di calma, che mia cura principale si deve essere quella di evitare ogni commozione che potrebbe aver funeste conseguenze, e non correr dietro al turbine di false lusinghe, sognar chimere per poi destarmi nello scoraggiamento coi dolorosi avanzi di poche illusioni svanite.—

«Posso essere ancora in tempo per non disperare, e sono certo che la mia stessa Laura vedrà che a ragione mi appiglio ad energica risoluzione.

«Non so se questa lettera avrà come le precedenti alcuna influenza sullʼanimo suo; riuscirò forse con inutili lagni ad annojarla; ma più di tutto la prego di risparmiarmi un sorriso di compassione caso mai le venisse spontaneo sulle labbra.—Io lo so, in certe condizioni si leggono ridendo quelle parole che altra volta ci strappavano lagrime, ma io scrivo col cuore troppo straziato per meritarmi un motteggio.

«Povero sogno! Fu vera fortuna la sua brevità; il mattino non è lontano; al sorger del sole svaniscono le dubbiezze della notte, e si tronca la trama delle illusioni.—La realtà, sotto lʼapparenza di tiranna rappresenta la giustizia; tutto ciò che si agita nel suo dominio esiste, e non può essere; mentre in sogno, quanti errori di buona fede si commettono!.... Non è vero Laura? Me lo dica lei che fu la prima a svegliarsi, e tanto fortunata da aprir gli occhi in pieno sole; ma io mi dibatto ancora tra veglia e sonno, ed aprendo gli sguardi non vedrò che tenebre!....

«Aspetterò, pazienza! Lʼalba della rigenerazione viene per tutti, ed io attendo la sua pallida luce per rimettermi sul cammino di questo pellegrinaggio che si chiama vita, con un disinganno di più, ed una speranza di meno.

«Lʼavvenire è incerto, ma alla mia età non si può dubitare di lui; malgrado tutto posso ancora sperare che un giorno il cielo rasserenato mostrandomi la sua faccia stellata e ridente, mi dica: coraggio, dopo la tempesta viene la calma; è tale il destino di tutti gli uomini.—Tu vuotasti la tazza dei dolori..... Spera!