«La tua meta sia ben altra: la tua innamorata devʼessere lʼarte; confida in lei, volgi ad essa i tuoi pensieri e le tue aspirazioni, che non lo farai invano.—Pensa infine che tua madre, quella povera donna ti adora, e che tu potresti cercare tutto il globo senza trovare un cuore pieno di te come il suo. La sua esistenza è legata alla tua, il tuo avvenire è la sua vita; serba per essa i tesori del tuo affetto.
«Io spero che non sarà lontano il giorno in cui tu saluterai con gioia il ritorno della tua pace. È questo il migliore augurio che sappia farti il tuo affezionato
Paolo».
XVIII
Passeremo dʼun tratto due mesi che scorsero per Ermanno in una sola angoscia. Dopo la lettera di Paolo egli perdette tutte le speranze, e comprese dʼesser stato vittima di una dolorosa illusione.—Non si strappa da un cuore nobile la radice di un affetto che vʼimpresse profondo solco, senza lacrime, e senza sangue; non si abbandonano di subito le più care speranze, nè si soffrono i più grandi disinganni senza che lʼanima non riceva tremende scosse, senza amaramente soffrire.
Ermanno concentrò sè stesso in unʼattività febbrile, nascose a tutti il suo dolore che tentava dʼimprontarglisi sul volto, ingannò financo sua madre, simulando talora allegrezza; ma per ciò fare, dovette chiudere nel suo seno tutta lʼamaritudine che voleva farsi strada, dovette celare una serpe che gli rose ogni speranza.
Debole per natura, affranto dalle fatiche che sʼimponeva studiando continuamente, ricadde ammalato; il morbo che già due volte lo aveva minacciato, ritornò allʼassalto più possente di prima.
Verso la fine di febbraio fu obbligato a letto, ove lo troviamo ancora al principio dʼaprile.