Da qualche giorno però, dava segni di miglioramento, ed il medico si azzardò alla promessa che presto lʼinfermo riacquisterebbe la salute.
Paolo che viveva nellʼincertezza, volle un giorno persuadersi egli stesso sullo stato dellʼamico. Partì pertanto da Milano per Brescia, ove appena giunto, si recò alla casa di Ermanno.—Lo trovò alzato, accanto al fuoco in arnese da camera.
Era pallido e macilento a tal segno, che Paolo provò una stretta al cuore in vederlo. La madre stava seduta accanto a lui; da due mesi quella povera donna, trascinava una vita di martirio accanto a quel malato scontento di tutto.
Quando Paolo entrò quella buona madre pianse per consolazione, giacchè ella sapeva quanta influenza egli esercitava sullʼanimo del figlio, e certa che essi avevano molte cose a dirsi, li lasciò soli.
I due amici parlarono per poco di cose indifferenti, infine Ermanno si lasciò sfuggire il nome di Laura.—Paolo, afferrata lʼoccasione spiegò tutta la sua eloquenza per consigliare lʼamico a non più pensare a lei, e con una pittura viva ed animata, tentò di persuaderlo che egli poteva essere ancor felice.—Tutto fu vano.—Ermanno stette ad ascoltarlo, e quando Paolo ebbe terminato, sclamò con aria dʼindifferenza agitando la cenere con una canna.
—Tu dici mio buon Paolo che non bisogna mai disperare, che al mondo ve nʼha per tutti della felicità; ma tʼinganni dʼassai.—Per convincerti di quanto asserisco, è necessario che tu entri alquanto nella mia condizione, è necessario dirti che se gli avvenimenti del passato sono a te larghi di promesse per lʼavvenire, per me la cosa corre ben diversa.—Ho tentato varie volte di credere, mi sono spesso confortato alla speranza; ma infine, non trovai che delusioni!....
Per taluni sciagurati, la vita è unʼanatema; costoro facciano bene o male, raggiungono invariabilmente la meta loro assegnata: il dolore.—Non è paradosso mio caro, non è scetticismo: tal quale mi vedi, ho tentate tutte le vie che mente umana possa immaginarsi; eppure lo crederesti? Mi trovai sempre qual prima annojato a morte.—Ho tentato sai di aver fede nellʼavvenire; lo sa Iddio con quanta forza mi accinsi allʼimpresa! ma il destino mi avversa fatalmente....
La mia missione sulla terra è quella di vagheggiare le cose lontane nè mai avvicinarle.—Avviene di me come del viandante, che si trascina sulle ardenti arene del Sahara torturato dalle bugiarde promesse della Fata Morgana.
Ermanno stette alquanto in silenzio, poscia proseguì con un sogghigno quasi beffardo.