Laura si trovava precisamente di fronte ad Ermanno, ma i di lei sguardi non si staccavano mai dalla tastiera ove parevano incatenati.—Filippo suonò con discreta abilità, e non aveva ancor finito, che già glʼinvitati battevano fragorosamente le mani.

Il signor Ramati presentò il suo nuovo arrivato ad alcune signore, indi lo lasciò in libertà, e Paolo approfittando del momento si avvicinò allʼamico, e gli disse sommesso.

—Te lʼaveva pur detto che tu avresti turbata la gioja della festa.

—Oh, perchè mai? chiese Ermanno.

—Io spero che farai uso della ragione per evitare una sconvenienza.... Sei livido.

—Ho la rabbia che mi divora....

—Bada che sei osservato.

—Sta tranquillo.

Laura frattanto erasi riavuta alquanto; ci affrettiamo a dichiarare essere ella affatto allʼoscuro dellʼinvito mandato ad Ermanno.—Dal momento in cui egli entrò nella sala, la povera giovinetta venne oppressa da sì violenta emozione che la obbligò a starsi seduta. Fu spavento, e rimorso; un rapido sguardo passato sul volto di Ermanno, le fece palese tutta la triste verità.

Con un pretesto trattenne il suo fidanzato al pianoforte tanto per guadagnar tempo, e riaversi del colpo; ma lo sa Iddio se ella pensava a ciò che si dicesse in quel momento.