Lʼesaltamento del suo amore per Ermanno, fu più opera della mente che del cuore, ed è perciò che dopo tante promesse, tanti giuramenti di eterna costanza, noi la veggiamo abbandonarsi lieta e tranquilla alla gioia, nella sera di sua fidanza.—Passata la nube che aveva alquanto offuscata la sua pace, la giovinetta riprese il suo solito sorriso di soddisfazione, e chissà se poco dopo, di Ermanno le venne a memoria neppure il nome.

Ammirata, lodata, vezzeggiata da parenti ed amici, ella rispondeva alle congratulazioni di tutti senza far mistero della sua gioia.—Non era una gran festa, giacchè il signor Ramati da uomo moderato non volle sfoggiarla in inviti. Trattavasi di alcuni amici raccolti a festeggiare le promesse senza grande etichetta, ma con molto buon umore.

Paolo era fra glʼinvitati.—Stava seduto sopra un divano accanto a madama Ramati colla quale aveva un discorso molto animato.—Ogni volta però che il domestico introduceva qualcuno, il nostro pittore volgeva rapidamente lo sguardo a quella parte, come chi aspetta con ansietà.

Un attento osservatore avrebbe rimarcato che Laura evitava di trovarsi con Paolo, e se talora i loro sguardi sʼincontravano ella li ritraeva tosto.

Le sale erano discretamente popolate dʼuomini di tutte le età, e di eleganti signore. Madama Salviani primeggiava fra tutte per venustà di forme messe assai bene in rilievo da un abito ingegnoso.—Il signor Filippo Salviani di lei cugino, sposo fortunato di Laura, era pure oggetto delle congratulazioni di tutti.

Per dare un saggio dellʼabilità del fidanzato, Laura lo pregò di eseguire un pezzo sul pianoforte.—Era una suonata di circostanza, epperciò si fece un silenzio di convenienza; tutti interruppero il filo delle conversazioni, e si posero in ascolto.

Dopo i primi accordi fu spalancata la porta della sala, ed un servo annunziò: Il signor Ermanno Alvise—Laura era in quel momento al fianco di Filippo; quel nome gettato là dʼimprovviso le gelò il sangue nelle vene. Tutti gli sguardi furono rivolti alla porta, essa sola non ebbe il coraggio di alzare i suoi.

Ermanno comparve sulla soglia calmo e dignitoso, ma pallido come cadavere; lʼapparizione di quel volto freddo e sofferente, produsse uno strano effetto su tutti gli astanti.

Papà Ramati gli mosse incontro, e presolo affettuosamente, per mano, lo condusse presso sua moglie, indi pregò il futuro genero di continuare il pezzo incominciato.