—Tocca a lei signore, ella ha più influenza di quanto possa averne io; la sua preghiera vale assai più della mia, e madamigella non oserà rifiutarsi.....
Non cʼera riparo, la crudeltà era troppo raffinata, e Laura non potendo schermirsene si abbandonò alla sorte.—Tutti fecero silenzio, Filippo accompagnava, ed Ermanno fissò gli occhi in volto a Laura che sotto quello sguardo si sentiva oppressa, nullameno; fecesi coraggio, e cantò:
«Ombre amene, amiche piante,
Il mio bene, il caro amante
Chi mi dice dove andò?
Zeffiretto lusinghiero
A lui vola messaggiero,
Diʼ che torni e che mi renda
Quella pace che non ho!»
La musica era buona, ma lʼesecuzione fu pessima; Laura aveva la voce incerta e tremante.—Naturalmente alla fine tutti gli astanti applaudirono, e la sposa si lasciò cadere spossata per la forza che dovette farsi.
—Per buona sorte, sclamò Ermanno sorridendo, per trovare il suo bene madamigella non ha che a fare un passo..... il signor Filippo è qui.....
Paolo riuscì a staccare lʼamico dal pianoforte e conducendolo altrove gli disse:
—Ermanno, tu soffri?
—Io? sei pazzo..... sto benissimo.
—Il tuo pallore è aumentato.