XX

Lʼinverno era trascorso. Ai geli della temperatura, alle nevi che coprivano la campagna, erano succeduti i zeffiri primaverili e le erbette.—Ovʼera il ghiaccio, giù pei burroni ammantati di bianco, spuntavano timidette le viole schiudendo i loro profumati petali alle aure vivificanti.—Le colline avevano perduta la loro squallida apparenza, ed ai tiepidi raggi solari spingevano dal loro seno i primi sbucci del muschio che le rende sì belle.

Le nebbie della notte dileguavansi sul mattino, posando roride stille di rugiada sulle zolle fiorenti, gli alberi già si coronavano della loro verzura nascondendo gli stecchiti rami.—Eppure tanta dovizie di vegetazione, i primi saluti di natura che ritorna al sorriso, segnarono gli ultimi giorni dellʼesistenza di Ermanno.

—A metà della primavera, fra il profumo dei fiori e le carezze dei zeffiri, il povero giovane esalava lʼultimo sospiro sulle labbra dellʼinfelice madre.

Fu una lunga agonia! Durante lʼinverno stette a Brescia; nella primavera i medici gli consigliarono lʼaria pura dei colli, epperciò fu ricondotto alla villa del conte. Ma tutte le cure e le sollecitudini furono vane!.... Un mese dopo, appunto in un bel mattino lieto e ridente, il povero Ermanno morì.....

Morì fra quei colli che lʼavevano ospitato nei giorni di sua felicità.—Povera madre, egli diceva morendo, tu resterai sola, sola al mondo perchè io lo sento, non vivrò più a lungo..... E diffatti due giorni dopo, Ermanno non era più!....

Poco lungi dalla villa del conte, dopo il cammino di una mezzʼora si scorge non molto lontano un modesto cimitero, poetico sempre come tutti i cimiteri di villaggio, ove non vi ha lusso di monumenti, e la natura opera a suo capriccio..... Vi si giunge per una stradicciuola che scende dolcemente; dintorno tutto è bello; da una parte il lago e le colline, dallʼaltra i monti.—La costruzione di quel sacro luogo è di una semplicità elementare; tutto consiste in una cinta di rozza muraglia.

Lʼentrata è chiusa da un cancello di ferro; nel mezzo del campo si erge una gran croce di legno che sembra il trono della morte; indi attorno, fra lʼerba che cresce confusa, spuntano molte croci, talune portanti ghirlande appassite.—

Eppure tutto è bello là dentro. Quella semplicità parla al cuore, e sembra che quei morti riposino sotto la protezione della gran croce che sʼinnalza fra loro.—Accanto al cimitero havvi una chiesuola col campanile quasi in rovina; una piccola campana appare fra quelle macerie; è dessa che chiama i pietosi popolani del dintorno, allorquando qualche anima passa da questa allʼaltra vita.—