—Letizia, disse Laura, vedi se mamma vuol venire, ed anche lo zio.

—Non darti pensiero per mio padre, tu lo sai a questʼora egli si dispone per recarsi al suo inevitabile caffè. Sì dicendo Letizia uscì di sala. Rimasero soli sul balcone Alfredo, Ermanno e Laura; il primo sempre distratto come al solito, si mise a canterellare unʼarietta, guardando sbadatamente nella via. Ermanno e Laura erano seduti di fronte, e si dicevano tante cose cogli occhi.


V

Letizia ritornò ad interrompere quella mutua contemplazione annunziando che anche la madre di Laura avrebbe preso parte alla passeggiata; e difatti dopo pochi istanti madama Ramati comparì in sala ove trovò tutti disposti alla partenza. La sera era fresca, ed eccitava al passeggio; presero la via per recarsi nel viale fuori di città.

La comitiva si dispose così: Laura diede il braccio al cugino Alfredo, Letizia restò indietro colla zia ed Ermanno.

La madre di Laura era una vera gentildonna per modi distinti, aveva una certa conoscenza con Ermanno, epperciò non vi mancava lʼelemento alla conversazione.

Naturalmente il discorso cadde su Laura, e lasciamo supporre quanto gradevole fosse questo tema ad Ermanno. Se si volesse poi sapere di che parlavano Alfredo e Laura che precedevano gli altri di qualche passo, è facile immaginarlo.—Le donne hanno un certo tatto istintivo per far cadere il discorso su ciò che loro piace senza che chi parla se ne accorga menomamente.—Appena Laura si era appoggiata al braccio di Alfredo trovò, modo di toccargli la corda debole parlandogli cioè di Ermanno; Alfredo cadde subito a quel primo attacco, e ne disse fino allʼentusiasmo in favore dellʼamico.

—Sarà debolezza, aggiungeva, ma Ermanno mi è tanto simpatico, che se io fossi una donna, me ne innamorerei perdutamente.