La sera era fresca e tranquilla. Il sole aveva già segnata la sua ritirata dietro le cime dei monti, e della sua luce splendida ed abbagliante altro non vi rimaneva che un rosso crepuscolo. Verso levante vedevasi apparire sullʼorizzonte un grandʼarco luminoso del disco lunare; era lʼastro della notte che nella sua fase di massima pienezza succedeva quasi immediatamente al sole.—Era una di quelle sere in cui sʼimpegna una lotta accanita tra la luce della luna che nasce e quella del sole che muore; ma i raggi crepuscolari cedono sensibilmente il campo, la striscia di fuoco che brillava allʼoccaso si restringe lentamente, e poco dopo vi rimane un barlume appena di luce che spegnesi con lenta agonia lasciando la luna trionfatrice sola nel dominio della volta celeste.

Spirava una brezza fresca e soave il cui carezzevole alitare temprava alquanto lʼafa soffocante di quella calda giornata.

Una ricca carrozza scoperta tirata da due bei cavalli, stava ferma davanti al palazzo Ramati, e poco dopo vi salirono sopra Laura, sua madre, Letizia ed Alfredo.—Laura e Letizia si collocarono in faccia ad Alfredo e madama Ramati. Sul balcone eravi lʼavvocato elle mandò loro lʼultimo saluto; indi la carrozza si allontanò velocemente.

Laura mollemente adagiata sui cuscini col capo abbandonato allʼindietro, stava immersa in profonda meditazione—Per la velocità della corsa lʼaria fendeva più rapida il di lei viso scomponendole leggermente i biondi capelli di cui alcuni fiocchi svolazzavano allʼindietro come se volessero fuggire. I suoi sguardi erravano sulle case fiancheggianti la via, e parevale che gli oggetti circostanti fuggissero rapidamente il suo mesto saluto.

Nel dare lʼaddio estremo ai luoghi ove erano state concepite tante dolci speranze, ella provava una dolorosa emozione; quelle mura, quelle case, quei giardini; tutto insomma aveva unʼespressione di dolcezza affascinante che le commoveva lʼanimo.

»Sospira, sospira povera fanciulla a sì straziante addio; ogni passo di quei focosi cavalli, ogni tratto percorso dalla carrozza, porta via a brani il caro edifizio delle tue illusioni, ed accrescendone il loro incanto, rende più grave il dolore della separazione—Le speranze del tuo casto amore erano sublimi, ignara dei disinganni accarezzasti confuse lusinghe; la realtà scosse il tuo trasporto, ti svegliò dal tuo dolce sopore, ed un destino amaro ti porta lunge dal teatro delle tue dolcezze—Le lagrime che ti brillano sugli occhi sono le prime che trovano eco nel tuo cuore; la tua mestizia tragge fonte per la prima volta dal più profondo dellʼanima tua!

»Piangi pure! o fanciulla, piangi con lagrime amare nel dare lʼaddio a questa città che racchiude nel suo seno colui che solo fra gli uomini potrebbe fare la tua felicità; colui che la tua dipartita renderà altrettanto sventurato quanto fu felice nello scoprire il secreto del tuo cuore.

»Piangi e spera! Le lagrime dellʼoggi vengono cancellate da quelle del domani: Ecco la vita!

La carrozza si fermò dinnanzi alla stazione, tutti discesero; Letizia tentava invano di distrarre la povera Laura il di cui abbattimento era portato allʼestremo. Lʼamabile giovinetta aveva pianto, e teneva gli occhi ancor pieni di lagrime rivolti verso la città.

Ermanno non era ancor giunto, ed ella nʼera inquieta; non già che dubitasse di lui, il cuore le diceva che a qualunque costo ei non avrebbe mancato; ma temeva che un qualche incidente gli facesse ostacolo—Ella voleva vederlo ancor una volta per rivelargli collo sguardo tutte le pene che soffriva il di lei cuore—E quella lettera? in essa la meschina fondava tutte le sue speranze per qualche conforto, allorchè fosse giunta a casa.