«È doloroso a dirsi! e non pertanto mi abbandono alla corrente per ciò solo che non avrei nè la forza nè la volontà di ritirarmi; mi abbandono al mio sogno, assaporandone tutte le illusioni.—Chissà che un giorno io non mi svegli guarito! Lo spero perchè questa guarigione mi è necessaria; perchè ho bisogno della mia pace per istudiare, giacchè lʼarte oramai non ha per me più nessun conforto.

«Lʼamore immenso della mia povera madre mi lascia ancora un vuoto nellʼanima. Io la veggo questa buona donna addolorarsi per la mia mestizia; ella teme che io sia malato, epperciò mi usa mille attenzioni; la sua vita è di affannarsi per cercarmi qualche conforto; ma io non le dirò mai la causa del mio male. Ella sarebbe gelosa di colei che le invola tanta parte del mio affetto.—
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«Passo ora alla seconda parte della mia lettera. Nel breve soggiorno che fecero Laura e sua madre in Brescia ebbimo occasione di parlare di te, e la stessa madama Ramati mi pregò di scriverti onde invitarti a passare da lei per alcuni ritratti.—Il signor Ramati, che forse tu conoscerai abita in via...

—Unisco le mie alle loro preghiere, e sono certo che non mancherai dʼandarvi: credo inutile dirti che se farai il ritratto di Laura, ne desidero ardentemente uno schizzo.

«Mi raccomando dunque a te, e perdonami se alle volte ho potuto colla presente, non dirò annoiarti, ma involarti un tempo prezioso. Reciproca confidenza fu il patto di nostra amicizia, e nel tuo cuore io rinvenni sempre un tesoro di conforti; tu invece non ne abbisogni, sei felice, e che il cielo ti conservi quella felicità come te lʼaugura con tutta lʼanima il tuo

Ermanno.»


X.