«Mio caro Ermanno

«Se tuttʼaltri mi avesse scritta una lettera del genere della tua, ti giuro che non avrei saputo trattenere le risa; ma tu sei il mio primo e più caro amico, epperciò ti feci grazia.

«Che vuoi? le mie idee sullʼamore sono tuttʼaffatto opposte alle tue, ed è forse per ciò che non so comprendere come mai si stia tanto male allorchè si è innamorati—Secondo i miei principi si ama per stare allegri, per avere una distrazione piacevole; lʼamore per me è un mezzo, non uno scopo. Sarà un cattivo metodo il mio, ma è evidente che in vista delle malinconiche idee che tʼinspira la tua passione, è preferibile dʼassai la mia libertà.

«Per conto mio ti assicuro che tutte le donnine a cui faccio la corte potrebbero tradirmi in massa, senza che perciò si alteri la mia mente, e si scemi il mio appetito—Ma tu sei dʼunʼaltra tempra; tu abbisogni di forti emozioni, di palpitazioni violente, e lascia o caro Ermanno che su questa tua debolezza io sparga una lagrima di compianto—Se la fede e la sensibilità conducono al mal partito di soffrire di giorno e non dormire le notti, io preferisco il mio scetticismo mercè cui non posso seriamente attaccarmi alle gonnelle di una donna.

«Dopo tutto il mio benessere a questo riguardo, non deve farmi dimenticare la tua disgrazia; ma non so capire come mai con tutte le tue belle previsioni sulle spiacevoli conseguenze di questʼamore, ti sii abbandonato in braccio ad una speranza che tu stesso riconosci infondata—Permettimi di dirti che hai commessa una vera imprudenza abbandonandoti alla speranza di un bene colla certezza dʼilluderti.

«Ma già, quel che è fatto è fatto; tu sei innamorato sul serio, ed allorchè il male è incurabile tace il consiglio per lasciar passo al conforto—Io credo dunque colla più profonda convinzione alla realtà del tuo amore, credo perchè non si può scrivere una lettera del genere di quella che mi mandasti senza avere il cuore palpitante a grande velocità; farò di più, credo anche che pur troppo non ti caverai sì presto la spina che ti punge; e non so tacerti che sarebbe bene se tu dubitassi alquanto... ma io prevedo che tu già muori dʼimpazienza, e vengo allo scopo.

«Due giorni dopo ricevuta la tua lettera mi recai in casa Ramati ove fui ricevuto dal padre col quale avevo qualche conoscenza per ragioni di famiglia; venni tosto presentato a madama, ed a madamigella—La verità è il mio forte—Laura è bellissima, e la pittura animata che me ne facesti non esagera punto. Osservai inoltre che quella ragazza mi ricevette con un sorriso che voleva dirmi: Voi lo conoscete!

«Fui accolto benissimo, con tutta famigliarità, e ciò mi piacque assai. Madama Ramati è di una bontà senza pari; abbiamo chiacchierato insieme una buona ora parlando di Brescia, e di te; la cosa è naturale—Vʼha di più, se lʼetà di madama non sommasse ad una cifra alquanto rassicurante, sarei tentato di credere che questa signora fosse innamorata di te. Mi parlò con tanto ardore della tua abilità al pianoforte e deʼ tuoi bei modi, da soverchiare gli elogi di madamigella Laura che non si faceva scrupolo di arrossire ogni qual volta si pronunziava il tuo nome.

«Da unʼora tu eri il protagonista della conversazione, ed in fede mia fui tentato da credere che tu mi avessi colà mandato per assistere alla tua apologia—Finalmente madama mi parlò dei ritratti mostrando vivo desiderio che mi accingessi al più presto allʼopera, ed io persuaso di farti piacere non mi feci aspettare dʼavvantaggio.