«Da alcuni giorni lavoro dietro al ritratto della madre, in seguito farò la figlia ed il papà. Mi fu assegnata una bella camera per portarvi lʼoccorrente, e ti assicuro che il tempo delle sedute passa di volo; tanto più che ormai sono trattato come unʼamico di famiglia.
«Madamigella Laura, lo ripeto è veramente bellissima, ma mio Dio! giacchè eri sulla strada potevi addirittura innamorarti di una ragazza che giuochi alla bambola—Lʼamore che tu intendi di dedicarle è peso troppo grave per tal fanciulla—Queste verginelle ingenue commettono colla massima indifferenza le più gravi iniquità amorose: guardatene bene amico mio; è un frutto prematuro quello che tu vuoi cogliere, e sà di agro—Io leggo in quegli occhi cilestri una grande instabilità di carattere: dʼaltronde rifletti che alla sua età tutto è passeggiero—Nella terra troppo vergine non nasce neanche lʼortica, e dal canto mio ti permetterei di nutrire per quella ragazza tuttʼal più unʼaffezione paterna.
«Eppoi la distanza che ti separa da lei, se non è insormontabile, è quanto meno grave—In fede mia se non ti conoscessi per unʼartista entusiasta e sognatore, supporrei facilmente che tu abbia tirato un buon colpo—Capperi centomila lire, ed unʼeredità certa sono un bel boccone!
«Ma io lo so che tu sei troppo nobile perchè una simile idea ti passi per la mente; so altresì che io predicherò al deserto, e che le mie parole saranno sciupate come la goccia dʼacqua che cade in una fornace ardente.
«Fa del tuo meglio; non ho altro a dirti—Se verrai a Milano, come non dubito, ricordati che ho una camera preparata per gli amici, e perdonami se abusando dalla nostra amicizia, mi permetto di darti certi consigli che ti auguro con tutto il cuore di poter mettere in pratica.
«Paolo»
Ermanno terminò quella lettera traendo un sospiro—Pur troppo lʼamico divideva la stessa sua diffidenza riguardo a quellʼamore insensato, e come per scacciare le tristi idee che lo assalivano, passò subito alla lettera di Laura—Ruppe il suggello, ed estraendo il foglio dalla busta, fu primo suo moto di guardare quante fossero le pagine scritte; indi lesse:
«Ermanno!
«Perdono al tuo dolore lʼamarezza delle tue parole, ma non so tacerti che quella crudelissima lettera mi fece molto male—Io non so qual sia quella triste esperienza che tʼinsegna tante brutte cose ed oscura i tuoi pensieri, ma so che la tua lettera mi fece piangere amaramente, so che il mio povero cuore ebbe a soffrirne assai!
«Non ti rimprovero no le mie lagrime, tutto ciò che mi viene da te e per te mi sarà sempre caro; anche il dolore; ma che io non senta mai più dal tuo labbro così neri pronostici. Dubita finchè vuoi della tua fede forse troppo isterilita dalle peripezie della vita, ma per pietà non condannare alla mia nel suo primo nascere!