Ermanno non rispose; lʼaspetto di quella voluttuosa eleganza invece di destare la sua ammirazione, fece nascere in lui una sensazione penosa—Checchè se ne dica, il lusso impone anche a coloro che sdegnano di ammirarlo; attraversando quelle sale una più dellʼaltra ricca; abbagliato dal continuo luccicare delle dorature; stordito dal profumo dei fiori e delle essenze, il povero Ermanno pareva infatuato, e nellʼanimo suo, senza volerlo, riconobbe la gran distanza che correva fra lui e la ragazza che tenevalo per mano—Ad ogni passo svaniva quel fumo dʼorgoglio artistico che disconosce ogni disuguaglianza sociale, e quando pervenne nella camera di Laura, egli era al massimo grado di prostrazione, ed ebbe quasi ad arrossirne vedendosi trattato con tanta famigliarità da quella fortunata giovinetta a cui natura era stata prodiga di tutti i sorrisi.—
Laura non si accorse della di lui confusione, nè avrebbe potuto comprendere perchè vi fosse da far le meraviglie alla vista di quella sontuosità che era per lei divenuta indifferente—Diciamolo pure a suo elogio, ella non ebbe il minimo intendimento di eccitare lʼammirazione del giovane col prestigio di tanto sfarzo. Troppo felice del momento, non seppe neanche comprendere il doloroso silenzio di Ermanno—
In un gabinetto attiguo eravi il pianoforte; Laura andò ad aprirlo ed invitando Ermanno gli disse:
—È tanto tempo che desidero di sentire il bel notturno Al chiaro di luna. Vorre....bbe ella compiacermi?
La giovinetta non aveva saputo superare il momento, ed evitò di parlare ad Ermanno con un accento che lo avrebbe tutto consolato. Ei sedette al piano ed ella gli fu subito accanto appoggiata leggermente sulle di lui spalle.
Ci vengano ora a negare la forza irresistibile dellʼarte; ai primi accordi Ermanno sentì modificarsi il suo dolore, e la triste impressione che lo dominava; continuò per pochi istanti a modular frasi melodiche, e quegli accenti dettati dalla fantasia erano come lo sfogo di un dolore che sensibilmente si dilata e svanisce.
Lʼarte è la natura, lʼanima dellʼartista; ed appena Ermanno abbandonò la mano al dominio della mente, narrò in concetti musicali la lotta che opprimeva lʼanima sua. Quello sfogo tanto necessario, rialzò il suo spirito, man mano egli ripigliava la sua individualità, e riuscì a sperdere completamente le penose impressioni che lo agitavano. Quando ebbe terminato si volse a Laura calmo e sorridente.
Laura non comprese il senso di quelle note, ma ne fu commossa, il suo spirito, erasi totalmente abbandonato alle capricciose modulazioni armoniche. La musica era cessata, lʼultimo accordo, moriva oscillando mestamente, ed ella ancora non tornava in sè.
—Oh la bella musica! sclamò, è una qualche fantasia questa?... come si chiama?
—Sì Laura, mormorò sommessamente Ermanno prendendole le mani, è una fantasia senza nome che si potrebbe intitolare Il Ritorno della speranza; non è un volo della mente, ma un gemito del cuore che chiede: Ti ricordi sempre di me?...