XV
Il giorno si annunziava. Gli estremi lembi del cielo già sʼimbiancavano della luce mattutina, ed Ermanno non aveva ancor trovata mezzʼora di riposo.—Stanco per lʼeccessivo pensare durante la notte, e certo che ormai era inutile lʼabbandonarsi al sonno, si alzò ponendo mano a vestirsi.
Lʼaria fresca del mattino, invitava a respirarla, e riflettendo che molto tempo gli rimaneva ancora prima delle cinque, si assise sul balcone contemplando il cielo che pingevasi dei soavi colori dellʼaurora.
Oh! quanti saluti, quanti sospiri egli mandò alle leggiadre nuvolette dagli orli dorati che si spiegavano leggiere come velo nello spazio celeste!—Era quella lʼultima volta che egli godrebbe di quel ridente spettacolo; lʼalba di quel giorno segnava il tramonto della sua felicità, ed ei voleva impressionarsi di quellʼultimo sorriso di cielo per mai più dimenticare la dolce malinconia di quel placido mattino.
Oh! come dirlo lʼaddio chʼei diede al cielo, al sole, allʼaura?.... a lei!—Non avvi espressione che valga il silenzio di Ermanno e la mestizia del suo sguardo.—Egli solo, il poeta della musica, avrebbe potuto trarne unʼidea cogli accordi del pianoforte; egli che in quel momento aveva lʼanima commossa, il cuore oppresso, la fantasia accesa, avrebbe senza dubbio narrato in note lo straziante dolore che lo assaliva a quellʼestremo saluto!
Alle quattro svegliò lʼamico dicendogli; «Paolo, sono le quattro, ho ancora unʼora di tempo ed esco per poco; ritornerò a prenderti se verrai ad accompagnarmi.»
Discese nella via, le strade erano quasi deserte. Laura non abitava molto lungi, e quando la casa di lei gli apparve in vista, si accorse che tutti erano ancora al riposo; le finestre ed i balconi stavano chiusi.—Aspettò passeggiando lungo la via; era la mezza dopo le quattro, e nessuno ancora! Ella è restata presa dal sonno, pensava fra sè; e già rammaricava di non poterla più vedere, quando sentì un rumore come di finestre che vengano aperte; si volse e vide affacciarsi al balcone una bianca figura.
Era dessa!—Aveva i capelli spartiti in due lunghe treccie che cadevano giù per le spalle; una vesticciuola candida come neve, ed un fazzoletto di seta rossa, legato bizzarramente al collo.
Era pur bella! Sembrava la personificazione di quel ridente mattino, il fiore che sbuccia ai primi raggi di sole.—Appena i loro sguardi sʼincontrarono, ella sorrise come per dirgli: Vedi se son di parola... vedi se ti amo.—Ma tosto quel sorriso si dileguò, e la giovinetta riprese unʼaria mesta, espressione di unʼaffettuoso saluto che costa un palpito al cuore ed una lagrima agli occhi.