Laura ed Ermanno si scambiarono un ultimo saluto, e si disgiunsero.—Quando gli amici decisero di andarsene, fu chiesto il signor Ramati, e qui cominciò la caterva dei saluti, che pareva non dovessero più terminare.
Suonavano le sette, ed Ermanno e Paolo uscivano allora sulla via. Il primo camminava macchinalmente senza profferir parola; lʼestremo addio di Laura lo aveva grandemente addolorato. Andarono a cena, indi al teatro, dʼonde uscirono di buonʼora dovendo Ermanno alzarsi presto allʼindomani.
Se è vero che quel povero giovane trovò qualche felicità nel suo soggiorno in Milano, è pur vero che in quellʼultima notte scontò con tante angoscie tutte le gioie provate.—Dormì pochissimo, e quando riusciva ad assopirsi, tosto venivalo a tormentare un sogno penoso; se desto ei pensava che tra breve dovrebbe dividersi dalla sua Laura, e lasciarla così bella e seducente senzʼalcuna vigilanza.
La facile famigliarità che si acquistava in casa Ramati, inquietavalo assai riflettendo che un giorno o lʼaltro qualche innamorato dei vezzi di Laura, potrebbe agevolmente introdursi nella famiglia, e rapirgli il cuore della giovinetta.
Vʼha di più, malgrado la certezza che egli aveva di essere amato, tuttavia lo tormentava il dubbio di dovere un giorno rinunziare alle sue speranze.—Abbiamo detto speranze, e rettifichiamo la parola. In questa così bella fase dʼamore non vi entrava nonchè un progetto, nemmeno il principio di unʼidea; era un romanzo costruito senza base, o diciamolo pure, senza scopo; e giova rammentare le lotte morali subite da Ermanno prima di lasciarsi sopraffare da questo amore.
Egli riconobbe che tale relazione stava lontanissima dal concepimento di qualsiasi speranza, e non cessò mai anche amando di rassegnarsi come vittima di un accecamento di cui presentiva per istinto le conseguenze.—Comprendiamo che questo abbandono di Ermanno ad una corrente così fatale, potrà sembrare insensata e condannabile a taluni; ma le sono di quelle cose che si ripetono tutti i giorni, e se la ragione potesse sempre prevalere sulle deliberazioni dellʼuomo, la società camminerebbe certamente senza gruccie.—
Parrà a molti che noi vogliamo giustificare il nostro artista, ma invece non facciamo che schermirlo contro chi, o per pregiudizii di casta e famiglia, o per aridità dʼanimo volesse riconoscere in quel povero giovane unʼinsensato amor proprio invece di unʼeccessiva suscettibilità di cuore.
In fatti consimili non sappiamo se più abbia ragione chi condanna od il condannato; è certo però che mentre questi trova tanto coraggio da concepire idee dʼuguaglianza malgrado la disparità di condizione, fonda il suo ragionamento sopra un principio incontestabile di natura; mentre il primo fabbrica le sue sentenze sui gradi di una gerarchia che sà più di stoltezza che di superbia.