[(440)] notritura C. R. 2.

[(441)] e si la dae C. R. 2.

[Cap. XXIX.]

Lo re domanda: come è ciò, che in questo mondo chi vive e chi muore? Sidrac risponde: [(442)]

Le genti muoiono per molti modi: alcuno modo è quando egli ànno conpiuto lo termine che Idio à loro dato. Altri muoiono per grandi misfatti, ch'egli ànno misfatto verso lo loro creatore, simigliantemente come lo servo, ch'è cacciato, anzi lo termine, dell'albergo del suo signore, per lo suo misfatto. Altri muoiono per molte malizie [(443)]; altri per necessità di cose corporali; altri per battaglia e per molti altri modi; chè niuna anima del mondo potrebbe vivere solo uno punto, oltre al termine che Idio gli à dato. Ma per lo suo misfatto puote bene morire anzi lo suo termine, simigliantemente, come noi abiamo detto di sopra, del servo che è cacciato, anzi lo termine, dell'albergo del suo signore, per lo suo fallo e per la sua volontà. In luogo [(444)] del forfatto [(445)], potea egli ben fare, e sarebe dimorato nell'albergo del suo signore, a conpiere lo termine al suo signore e al suo amore, la ov'egli si fosse soferto [(446)] di mal fare, già arebe [(447)] bene fatto. E semigliante fanno le genti del bene e del male, per la loro volontade. E di qual maniera egli muoiono, della giustitia di Dio non possono fuggire, chè al suo giudicamento conviene passare [(448)] i buoni e i rei.

[(442)] Questa rubrica nel C. L. dice: Lo re domanda come vivono le genti ch'età muoiono tosto e quanta diede. Mancando il senso, nè potendo giovarci, a correggerlo, del C. R. 1. nè del C. F. R., abbiamo posto il titolo quale trovasi nel C. R. 1.