Lo re domanda e disse: lo sangue che diviene quando lo corpo è morta? Sidrac risponde:

Iddio fece lo sangue d'acqua e lo corpo di terra; che altressì come l'acqua abevera la terra e la mantiene, altressì lo corpo abeverato è mantenuto [(455)]. L'anima mantiene lo corpo, e l'anima per lo suo calore iscalda lo sangue e lo corpo. Quando lo sangue perde lo suo calore dell'anima, si torna alla sua natura in acqua; e di questa acqua bee il corpo, ch'è della natura della terra, altressì il bee come la terra l'acqua; e allora, quando lo corpo l'à bevuta, egli la scaglia [(456)], e diventa nulla. L'anima non puote essere sanza lo sangue, e 'l sangue sanza l'anima al corpo.

[(455)] Meglio nel C. R. 1.: altresì el sangue abevera l'uomo e sostiene el suo corpo.

[(456)] et cel aigue le cors la boit chi est de la nature de la terre, auci le boit com la terre reboit l'aigue; adonc le prent le cors et le boit et le chaille et devien neent C. F. R. — Vedesi che la scaglia dovrebbe essere trad. del fr. le chaille; ma mi pare evidentemente un errore. Sul modo di correggerlo sto incerto assai, non vedendo quello che possa significare il chaille fr., e non parendomi ch'e' possa corregg. in echaille. — Il C. R. 1. ha: quando el corpo bee el sangue elli cambia et viene in niente.

[Cap. XXXIII.]

Lo re domanda: che diviene lo fuoco quand'egli è spento? Sidrac risponde:

Lo fuoco escie del sole, e al sole ritorna quando egli è ispento. E simigliantemente, quando noi vegiamo che il sole fa lo suo torno, pare che si corichi, e tutto lo sprendore e lo calore che si spande sopra la terra si ritrae a lui, egli dimora tuttavia sopra la terra, e da lui non si parte; altressì il fuoco quando è spento e' si ritrae a quella medesima regione del sole, cioè della sua natura; che tutti i fuochi e i calori del mondo escono del sole e al sole ritornano.

[Cap. XXXIV.]