[(562)] Nel Codice pare che debba leggersi perdure; corretto da noi in perduto, sull'autorità del C. R. 2. e del C. F. R.

[(563)] Migliore la lez. del C. R. 2.: à magiore allegressa di ritrovare quello che avea perduto, che non à di quello che àe in suo podere.

[(564)] en une petite place de terre C. F. R.

[Cap. LXIV.]

Lo re domanda: come puote la creatura uscire della femmina ch'è piena nel suo corpo? Sidrac risponde:

La virtù di Dio e 'l suo podere è troppo grande: che, così come egli à podere di mettere dentro dal corpo, e uno corpo dentro a un altro, così à elli podere a fare uscire, a sua volontade, o vivo o morto. Quando la femina vuole partorire, tutte le sue giunte [(565)] s'aprono e allargano l'una dall'altra, salvo il mento [(566)], per la virtù di Dio, come una matera di pasta. E si tosto com'egli [(567)] averà l'aria, per la virtù di Dio, l'ossa gl'induriscono e diventano come noi siamo; e la femmina si richiude sanza niuna mancanza [(568)]. Simigliantemente così è se l'uomo tirasse lo dito dentro una scodella piena di mele; inanzi lo suo dito si lorderebbe, e dietro non si lordasse, nè più nè meno come se non fosse toccato [(569)]; simigliantemente si richiude la femmina dopo il partorire, siccome ella non avesse partorito, nè fosse stata aperta.

[(565)] giunture C. R. 2. — „Perchè sì forte guizzavan le giunte, Che spezzate averian ritorte e strambe.„ Dante, Inf., 19.