Della buona femina lo suo fallo è piccolo; e quando ella l'à fatto, ella si pente molto tosto, e sì si vergognia. L'uomo la dee allora gastigare, e amaestrare con belle parole, e mostrarle ragioni e utilitade, siccom'ella à mal fatto; e allora riconoscierà lo suo mal fatto, e gastigherala [(671)]. La ria femina, quando ella falla, ella non à vergognia, anzi si glorifica e si vanta e si diletta; e quando l'uomo la gastiga, ella peggiora; e quando l'uomo la batte, ella peggiora; e quando l'uomo la proverbia, ella peggio fa. L'uomo la dee gastigare con belle parole e con promessa e con doni due volte o tre o cinque o dieci; e se poi non si gastiga [(672)], l'uomo la dee fuggire e lasciare; e altro gastigamento non ci à alla ria femina ch'è della volontà del diavolo e in cui lo diavolo abita; l'uomo si dee dilungare da lei e dalle sue volontadi.
[(671)] Meglio nel C. R. 2.: et ella stessa si castigherà.
[(672)] et se a tanto non si amenda C. R. 1.
[Cap. XCII.]
Lo re domanda di che cosa escie gelosia, e perchè è geloso l'uomo. Sidrac risponde:
Molte maniere sono di gelosia; che l'uomo à in Dio e nella sua fede [(673)]. Quando l'uomo disputa con altrui, e parla di cosa che non è e non puote essere, dice male di sua fede e di sua ley; sapiate che là deono essere molti gielosi e di grande cuore [(674)]. Anche dee l'uomo essere geloso per lo suo buon amico: questa gelosia è buona e leale, e di buono amore, puro e netto, sanza niuna bruttura. Anche ci à altre maniere di gelosia, che è di lordo cuore e di malvagio amore, che fortemente e lungamente s'asettano [(675)] al cuore. Questo è gelosia di femina, che consuma il cuore e la mente in perdizione, e chiamasi follia, che il cuore fa di rei pensieri; allora gli omori bollono e rinfrabiano [(676)]. Allora lo corpo e di mangiare e di bere s'astiene, e perde lo suo diletto e si confonde. Ma legiermente ne può essere dilibero, se egli vuole, che egli de' pensare un poco in sè medesimo, che egli fa male, e tutta la sua angoscia e lo suo travaglio non gli vale nulla. E se la femina è propia, egli dee gittare a non calere [(677)], e gittare la soma di dosso in terra, e pensare ch'egli si dee guardare al meglio sè medesimo che un altro uomo; e non gratti [(678)] più la gelosia, che chi più la gratta, più la prende e più arde. E si dee pensare ch'egli non è solo al mondo, e in questo mondo e in poco tenpo puote essere dilibero. E se la cosa ch'egli ama non è propia sua, sapiate ch'egli si travaglia di grande follia, e è diritto folle e stolto, quand'egli diventa geloso dell'altrui cose, per perdere lo suo tenpo in grande angoscia e in grande travaglio, altressì come quelli che non fina nè dì nè notte conbattere a uno scudo e a uno bastone contra lo vento.
[(673)] Sottintendi: quella che. — Nel C. R. 2. si ripete: la gelosia che ec.