Lo re domanda: è buono di tramettersi di tutte cose con tutte genti? Sidrac risponde:
L'uomo si dee agrappare [(741)] a uno albero, ove [(742)] egli possa avere del suo frutto di suo prò. Ma chi si vuole agrappare a l'albero del sole [(743)], egli puote cadere, e ronpersi il collo. Altressì adiviene che i possenti si debbono inpacciare co' possenti; e' poveri co' poveri, nella loro povertà. Chè i poveri che s'infrascano [(744)] co' gli richi, egli fanno follia; e di ciò possono essere dannegiati, altressì come una foglia che si percuote in una pietra [(745)]. Non tocca allo povero il fatto de' possenti [(746)]; ch'egli nollo pregia, nè sa chi si sia, nè a consiglio nollo chiama, nè di suo bene nè di suo male [(747)]. Dunque perchè si dee inframettere del fatto del possente, quando così poco lo pregia? Lo povero si dee tenere cheto e di buona aria; e vivere nella sua povertà, come savio uomo; e non gli caglia del fatto del possente. E anche s'egli è chiamato a consiglio, egli si dee difendere di non mettersi tra loro in nulla guisa, s'egli può; e s'egli non si può difendere, egli dee dare tal consiglio, ch'egli salvi l'una parte e l'altra, e ch'egli non sia biasimato nè dal ricco nè dal povero, perchè lo ricco [(748)] non sia sopra di lui. Chè ciò che adiviene del possente, l'uno riguarda l'altro, ma lo povero è male venuto [(749)]; che tutto lo carico è posto sopra di lui. Altressì come montoni che si percuotono nell'acqua l'unghie delli loro piedi, e iscasano, perciò ch'elle sono piccole [(750)]; altressì sono i poveri tra' possenti. Perciò non si dee il povero intramettere ne' fatti de' ricchi e de' possenti. Ciò che vogliono, facciano, bene o male sia loro.
[(741)] ramper C. F. R. — apigliare C. R. 2.
[(742)] onde C. R. 2.
[(743)] a la rais dou solail C. F. R. — Rais vuol dire raggio di luce.
[(744)] s'entremetent C. F. R. — Qui infrascarsi vale impacciarsi, intramettersi; ed in questo senso non è registrato nella Crusca.