Si bene, ma nulla anima del mondo lo potrebe fare a piacere con suo prode e con suo onore. L'uomo lo dee fare, conciosia cosa che tu non dei del tutto loro [(865)]. Fa' loro bella cera e bello senbiante e buono conforto e buono consiglio; in questo modo potrai fare a piacere a uno e a uno altro con tuo prode e con tuo onore; e si avrai grado dalle genti, e sarai amato e pregiato, e tenuto per buono tra la gente.
[(864)] doit l'om porter honor et faire a plaisir de toutes gens? C. F. R.
[(865)] A rettificare questa prima parte del presente cap., poichè non può giovare il C. R. 2., sarà utile riferire la lez. del T. F. P.: Ouy bien, qui le poutroit faire; mais nulle personne ne le pourroit faire que Dieu. A ceulx a qui tu en pourras bien faire plaisir en ton honneur, ja soit ce que tu leur donne du tien, fais le vouluntiers. Et ceulx que tu ne pourras servir du tien, sers les de belles paroles et beau semblant, ec.
[Cap. CLXX.]
Lo re domanda: dee l'uomo dimenticare quelli che gli hanno fatto onore? Sidrac risponde:
Non già dimenticare nol dee, conciosia cosa che 'l servigio sia piccolo; a niuno tenpo lo dei dimenticare. E chi grado e piacere mi fa, egli mi dà assai del suo; e però dee portare l'uomo amore e reverenza e benevoglienza a quelli che l'ànno servito; e lui dee aiutare al suo podere, se bisogno àe, che lo buono guidardone dee l'uomo fare contra colui che servigio gli à fatto. E lo servigio che l'omo fa a quelli che l'omo non è tenuto, quello cotale [(866)] de' essere più gradito, che se l'uomo lo dee fare. E però non dee l'uomo dimenticare lo servigio che gli è fatto, a nullo giorno.
[(866)] Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L.: dee l'uomo fare contra essere più gradito, ec.