[Cap. CLXXVII.]
Lo re domanda: l'uomo che nascie sordo e muto, che linguaggio pensa e intende lo suo cuore [(878)]? Sidrac risponde:
L'uomo che nascie sordo e mutolo, nè parlare non puote, egli pensa e intende lo linguaggio del suo primo padre, cioè Adamo; e lo suo linguaggio fu ebreo. Dunque per diritta forza conviene che ritorni allo linguaggio del suo primo padre, ciò fu Adamo, là ond'egli fu schiantato. Altresì come uno omo che pigliasse i noccioli d'uno frutto d'uno alboro e si gli piantasse, quello nocciolo farebbe uno altro alboro simigliante a quello ond'egli fosse stato [(879)]; e farebe il frutto di quella medesima senbianza e colore e sapore, come dal suo principio. E per tutte quelle volte che l'uomo piantasse di quelli noccioli, nascierebono albori e frutti di quella medesima senbianza e colore e sapore, come dal suo principio. E chi pigliasse di quello albore, e lo nestasse cogli altri frutti, egli diventerebbono di quella senbianza di quello onde furono nestati. Altressì fummo noi del primo linguaggio d'Adamo, primo nostro padre; e poi siamo nestati con altri legnaggi. Che chi pigliasse uno garzone di XI giorni o di meno, che non sapesse parlare nè intendere, e che lo mettesse in uno luogo che non potesse udire niuna persona parlare, e che l'uomo gli desse e facesse tutto ciò che bisognasse, e fosse sanza parlare altrui, quando egli avesse X anni o più, egli non parlerebe altro linguaggio che del suo primo padre, cioè ebreo; come la natura dell'albero che ritorna a sua natura.
[(878)] en son cuer. C. F. R.
[(879)] manca al n. c. da là ond'egli fino a ond'egli fosse stato. — Abb. suppl. col C. R. 2.
[Cap. CLXXVIII.]
Lo re domanda: perchè sono gli nuvoli l'uno bianco e l'altro nero? Sidrac risponde:
Per due cose quelli che sono bianchi son posti da lungo l'arie [(880)], e tengono l'uno capo verso terra e l'altro verso il cielo; e lo chiarore del sole lo fiede e allumina col suo lume; e la luna lo fiede di notte e le stelle; e per questa ragione risprendiscono [(881)], e diventano bianchi. L'altra ragione si è perch'elli sono sottili e vani [(882)]; e per lo caldo e per lo calore del sole elli passa la notte lo freddo dell'aria; e lo lume della luna gli passa [(883)]; e perciò sono elli bianchi. Quelli che sono neri elli toccano l'aria di largo [(884)], e sono ispessi e grossi; e lo chiarore del sole nè de la luna nolli possono passare; e però sono elli neri.