[(932)] terrebelo. C. R. 2.

[Cap. CCIV.]

Lo re domanda: perchè si travaglia l'uomo in questo secolo? Sidrac risponde:

Per due cose: l'una è per mantenere lo corpo, a ciò che bisogno gli è comunalmente; l'altra è perciò, che lo corpo possa avere forza e podere a servire Idio lo creatore per la sua anima; chè l'anima [(933)] non puote avere bene nè guidardone, se non per quello che lo corpo à servito. Questa ragione fanno i savi, che vogliono bene vivere. Quelli che si travagliano per lasciare dopo la loro morte alli loro figliuoli et alli loro amici, sappiate che quelli [(934)] si travagliano follemente, nè senza peccato non può essere; chè l'uomo dee fare come la formica, che si travaglia la state per avere che vivere lo verno. Altressì dee fare l'uomo in questo secolo, e travagliare per atare e mantenersi a vivere, e per fare limosina e caritade a quelli che sono poveri, e aiutare i loro proximi se bisogno è [(935)]. L'uomo non dee dire mica, io guadagno per li miei figliuoli; chè, se i figliuoli sono buoni, egli si guadagneranno [(936)], siccome egli guadagnò. E sapiate ch'una carità che tu farai per la tua anima, ti varrà più che tutti i tuoi figliuoli o parenti; una carità che tu farai di buono cuore, ti sarà più profitto che tutti i tuoi figliuoli, nè che cento limosine dopo te. E che se tu fai nella [(937)] tua vita limosina, tue la dai al povero per la tua anima, lo povero la reca ispiritualmente a Dio, dinanzi a lui [(938)], e l'apresenta e offera: ella non puote essere sì picciola, che dinanzi al cospetto di Dio ella non sia oferta a grande gloria [(939)] per te. Ma quello che tu lasci dopo la tua morte, non è per la tua volontade, che tu non puoi altro fare, che tu non el puoi [(940)] portare teco alla fossa, anzi lo ti conviene lasciare, allora. Ma se tu fai la limosina a tua vita, tu la fai per due cose: l'una per buona conoscienza [(941)], che tu ami Idio, chè per quella limosina troverrai bene nell'altro secolo, per le preghiere che fanno per te quelle limosine; e Iddio le riceverà [(942)]. E perciò l'uomo non dee mica per li suoi figliuoli nè per li suoi amici nè per sè medesimo volere perdere la sua anima. Chè se l'uomo sapesse in questo secolo che cosa è perdere l'anima, egli non la perderebbe, per cento figliuoli che egli avesse. L'uomo puote bene perdere lo corpo, per gli suoi figliuoli e per li suoi amici, in lealtade egli puote bene fare, se egli vuole [(943)]. Ma l'anima non dee egli volere perdere, per niuna cosa, perchè niuna cosa è più degna che l'anima. L'anima è più degna del corpo, e perciò nolla può niuna cosa racattare [(944)]; onde l'uomo non dee volere perdere l'anima, se ciò non fosse per più degna cosa di lei e per migliore. E poi che l'anima è così degna e così preziosa, l'uomo la dee guardare incontro al corpo, e incontro alle cose tutte che sono e saranno e potrebbero essere. Quando lo diluvio venne sopra la terra, la gente fugivano quà e là; e quando l'acqua cresceva, egli pigliavano i loro figliuoli, e poneagli sopra i loro capi, perchè l'acqua no gli annegasse. E quando l'acqua pur crescieva, e egli vidono la paura della morte, egli non si metteano i loro figliuoli sopra capo, anzi sotto i piedi, per soprastare all'acqua. Quando l'uomo dubita [(945)] di perdere lo corpo, magiormente dee dubitare di perdere l'anima, che è la più degnia cosa del mondo.

[(933)] Manca chè l'anima al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2.

[(934)] Manca al C. L. quelli che si travagliano per lasciare dopo la loro morte alli loro figliuoli et alli loro amici, sappiate che quelli. — Abb. suppl. col C. R. 2.

[(935)] Altresì de' fare l'omo in questo secolo, travagliare si de', et aiutare li suoi prossimi, se fa mestieri loro. C. R. 2.