[Cap. CCXIX.]

Lo re domanda: quale è più alto o lo re o la giustizia? Sidrac risponde:

La giustizia è la più alta, però che la giustizia può giudicare lo re, per diritto e per ragione. E la giustizia si è più che re, chè lo re vuol dire l'onore e la possanza del secolo; giustizia vuol dire l'alteza e la degnità e la signoria e lo comandamento di Dio. Uno re nascierà profeta, che dirà per la bocca di Dio: benedetti sieno quelli che faranno leale giustizia, e manterrannola tuttavia.

[Cap. CCXX.]

Lo re domanda: può l'uomo avere riccheze corporale e portarle co' lui? Sidrac risponde:

Quello uomo puote avere riccheza grande corporale, per sè mantenere in tutto, e la può bene portare co' lui, che giammai nogli fallerà, e nogli farà bisogno d'avere d'altrui, cioè a sapere arte. Chi sa alcuna arte, giammai necessità non puote avere, chè in tutti i luoghi là ov'egli sia, puote avere per la sua arte la sua vita. E perciò diciamo che l'arte è ricca, che lo suo Signore la porta seco, là ovunque elli vae.

[Cap. CCXXI.]

Lo re domanda: uomo e femina che si traamano [(980)] e si dilungano uno grande tempo e poi s'accontano, possonsi eglino amare come di prima? Sidrac risponde:

Sì più [(981)] che dinanzi, per l'usanza, e per lo buono servigio che l'uno fa all'altro, e per lo dare e per lo pigliare, si possono amare più che dinanzi come altressì uno albore ch'è in uno giardino, e lo giardino lo comincia ad innacquare e a studiare, l'albore in pochi giorni rinviene in sè, e comincia a riverdire, e diventare così buono e bello come dinanzi, e più, per lo buono servigio e per lo studiamento ch'egli ebbe; e se lo giardino l'avesse lasciato di tutto in tutto, egli sarebe secco [(982)]. Così aviene dell'uomo e della femmina, che si vogliono più bene che di prima; altressì come l'albore riverdiscie e riviene, quando egli è bene abeverato e servito dal giardino.