[(980)] s'entraiment C. F. R., che vale amarsi scambievolmente.

[(981)] puote C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sulla scorta del C. F. R. che ha plus.

[(982)] Gioverà riferire la lezione del C. F. R., alla quale è conforme la lez. del C. R. 2.: com I arbre chi est en I iardin, et le iardinier le laist a nonchaleir, et ne le vodra laborer ni abeurer; cel arbre comencera a feblir et a sechier, et puis chant le iardinier le comence abeurer et laborer, l'arbre en I poi da iors revient a soi, et comence a reverdir, et devient si bon et si biau com davant et miaus par le bon servise et le bon garniment che il li met; et se le iardinier l'eust laisse de tout en tout, il fust gaste, con cosse obliee. — Notisi nel n. t. giardino per giardiniere, che è pure nel C. R. 2. — È noto come ant. siasi invece usato giardiniere per giardino.

[Cap. CCXXII.]

Lo re domanda: come l'uomo alcuna volta la femina e la femina l'uomo amansi? Sidrac risponde:

Quando l'uomo vede la femina e la femina l'uomo, e egli s'amano, sapiate che ciò aviene della volontà del cuore, che è di frale comparizione [(983)]; e per la volontà del loro cuore, tengono lo diletto di quella vanità e di quello viso e della biltà, che in loro sarà somigliata a' loro cuori [(984)]; e tali cuori mirano follemente, e tengono quella follia nel cervello, e poi risponde agli occhi del capo, e li fa follemente guardare a quella criatura, e sì gli diletta in quello pensiero [(985)]. Ma lo savio cuore che è forte e fermo, quand'egli vede alcuna altra criatura bella, egli pensa in sè medesimo e dice: benedetto sia Iddio lo criatore, che così bella criatura à fatta; e rende grazie a Dio; nè giamai gli risoviene di quella criatura più, nè di biltade nè poco nè molto; e se pure gli soviene, no'gli farà niuna forza. Altresì aviene alla buona femmina.

[(983)] compressione C. R. 2.