[(1097)] si ritrae C. R. 2.

[Cap. CCLXXXI.]

Lo re domanda se l'uomo si dee vantare del suo peccato, quand'egli l'à fatto. Sidrac risponde:

Quegli che del loro peccato si vantano sono chiamati ministri del diavolo; chè tutto il male aviene per lo tentamento del diavolo; e quelli che si vanta di quello che il diavolo à fatto, questi è diritto ch'elli sia chiamato ministro del diavolo, ch'egli avezza la gente all'opere del diavolo. Quelli fae grande peccato e male molto forte, che tale peccato avrà per aventura fatto; chè altri, quando l'udirà, lo farà. E nello anunziare [(1098)] farà peccato quelli che l'avrà ricordato, perch'egli l'avrà insegniato per lo suo vantamento.

[(1098)] nello dinunziare C. R. 2.

[Cap. CCLXXXII.]

Lo re domanda: nel male puossi trovare niuna iscienzia [(1099)]? Sidrac risponde:

Nel male si truova [(1100)] grande iscienzia; ma questa non è chiamata perfetta iscienzia, per ciò che il vasello onde escie è orbo e non vede punto; chè s'elli vedesse, ellino non farebono nimica il male. E quelli che 'l conoscono, quelli sono malvagi. Similemente come se voi vedeste una carognia laida e putente, e in quella carognia vede [(1101)] una bella cosa, certo quella cosa sarebe molto innorata e male posta [(1102)]; altresì aviene della iscienzia, ch'ella è male posta, quando ella è posta in corpo peccatrice [(1103)]; chè il peccatore è più laido a vedere che la più puzzolente carognia del mondo. Perciò diciamo noi che la scienzia del peccatore, che non la cura in Dio nè ne' suoi comandamenti, non è perfetta iscienzia. Quattro iscienzie sono: l'una è quella di colui che in Dio crede, e ne' suoi comandamenti la cura [(1104)]. La seconda si è quella del peccatore, che il comandamento di Dio non volle [(1105)] fare, ma in male e in peccato l'usa; quella è [(1106)] corporale iscienzia, perfetta in diavolo. La terza è del gaio uomo, ch'è bene di grande iscienzia; per la sua gaieza è a nulla tenuta, poco pregiata [(1107)]; e si è come quelli che fa ardere dinanzi al sole uno bello candelo, che quello chiarore è nulla pregiato, per lo chiarore del sole; altresì è la scienzia del gaio folle, e nulla pregiata per la sua gaiezza e per la sua follia. La quarta iscienzia si è del povero uomo, ch'è tenuto a nulla fra la gente, e si era [(1108)] molto savio, e si era come uno ispecchio, che mostra in tutte le maniere che l'uomo lo mostra; altressì il povero uomo in tutte le maniere che l'uomo il domanderà, egli risponderà di quello che l'uomo l'avrà richiesto. E però l'uomo non dee ispregiare iscienzia di niuno uomo, conciosia cosa ch'egli sia grande o povero o piccolo, chè di piccola fontana puote uscire grande acqua e buona; e però l'uomo non dee dispregiare nulla persona [(1109)].