[(1109)] Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L.: in nullo.
[Cap. CCLXXXIII.]
Lo re domanda: perchè ànno le femine la gioia e lo cruccio del secolo [(1110)]? Sidrac risponde:
Le femine ànno la gioia e lo duolo di questo secolo, perciò ch'elle lo debono avere, per ragione, più che gli uomini, ch'elle ànno lo sangue e la curata [(1111)] più legiere che gli uomini; e sono altressì come le cime d'uno àlbore ch'è inchinato dal vento, da qualunque parte egli viene. Le femina si piccola cosa non puote udire, ch'elle non triemino tutte; e questo aviene per la fraleza del corpo ch'elle ànno [(1112)]; e così aviene loro della gioia. Che s'elle fossero così savie come gli uomini, elle sarebono balie [(1113)] e giudicatrici e signori; e comanderebero a giudicare, come gli uomini fanno. E perciò ch'elle non sono guari savie, e sono volatiche [(1114)], ànno elle tosto la gioia e lo dolore, chè imantanente credono e discredono ciò ch'elle odono; e perciò si sentono elleno gioia e dolore del mondo. E piutosto potrebono essere ingannate LXX femine che uno savio uomo; e questo è per lo povero senno ch'elle ànno.
[(1110)] Questo titolo è conforme a quello del C. F. R. Nel C. R. 2. leggesi invece: Chi à in questo mondo più gioia o più duolo, o la femina o l'omo?
[(1111)] le sanc et la cervelle C. F. R. — Al C. R. 2. manca questo periodo, e il seguente.