[(1163)] Nel C. L.: che beffe a cruccio e odio. — Abb. corr. col C. R. 2.
[(1164)] usare C. R. 2.
[(1165)] Nel C. F. R.: Mais tu dois iuer o la gent de belles paroles, et di e raisons, et de biaus proverbes dire et retraire.
[Cap. CCCX.]
Lo re domanda: se l'uomo dee dottare del suo nimico. Sidrac risponde:
Tu ti dei tenere vigorosamente e fieramente contra lo tuo nimico, conciosia cosa che tu lo dotti, e sia codardo [(1166)]. Se tu lo fai, lo tu nimico ti pregerà, e ti dotterà, e non ti oserà asalire; che s'egli lo pensasse fare, egli crederebe essere vinto da te. E se tu ti cansi da lui, e non ài fierezza contra lui, tu se' vinto, che egli ti dispregierà, e non ti dotterà, che in cotale maniera che tu ti sconterrai co' lui, in cotale sarai tenuto. Se tu se' prode uomo e valente, tienti lo tuo onore, e tu sarai più pregiato e più onorato; e se tu se' vile e codardo, tienti a onore, e cortese [(1167)] vieni tra la gente, e in questo crederanno che tu sii prode e valente. E se la tua codardia si scuopre una volta, tuttavia sarai ontoso e vile tenuto in fra la gente. E se alcuno ti riscalda d'arme, e tu non v'abbi ardire nè cuore inverso lui, confortati e piglia asenpro dal leone [(1168)], e torna a lui, e così lo potrai viliare e te inalzare. Lo cane, quando fugge, altri cani lo cacciano; e egli piglia vigore e torna indietro loro [(1169)]; inmantenente si tragono gli altri indietro, e non osano conbattere co' lui, chè lo volto dotta lo volto [(1170)].
[(1166)] e che tu sia codardo C. R. 2.