[(1195)] di travagliare C. R. 2.

[(1196)] e non faciesse altro se non ch'egli diciesse C. R. 2.

[Cap. CCCXXVIIII.]

Lo re domanda: di che può l'uomo avere più lodo di dare al ricco uomo o al povero? Sidrac risponde:

L'uomo puote avere magiore onore del ricco che del povero; chè lo ricco può fare magiore onore del suo e del suo corpo, che non può fare il povero; ma del povero può avere magiore grado che dello ricco. Al povero uomo non può dare l'uomo sì piccola cosa, ch'egli non abia di lui gran gioia; e terrallo a grande onore, e riconterà all'altra gente la cosa che l'uomo gli avrà donata. In tutt'i luoghi ch'egli sarà, vorrà ricontare lo dono che uno prode uomo gli avrà fatto, per farsi onore di quello dono, e per mostrare alla gente che quello prod'uomo l'ama, e gli donò del suo. E se il dono è per Dio, egli à lodo da Dio. E se tu donassi uno dono a uno ricco uomo, già per quello dono non ti vorrà lodare, nè metterti inanzi; chè per aventura egli àe altrettanto onore chente tu; e non vorrà mica portare lo tuo onore sopra lui. Onde l'uomo de' avere magiore lodo di dare lo dono al povero che allo ricco, e da Dio e dalle genti.

[Cap. CCCXXX.]

Lo re domanda: dee l'uomo servire a tutte genti? Sidrac risponde:

L'uomo dee servire a tutte genti, e non dee guardare a cui, povero o ricco. Se tu servi minore di te, tu lo fai per Dio e per tuo pro', e per onore di lui avere. Chi serve alla gente per onore o per pro' avere o per merito, non si dee mica anoiare, nè stare in gran dire; chè a tale giorno potrà venire, che quelli ch'egli averà servito lo guidardonerà, n'avrà per uno dieci. E però non si dee tenere niuno prode uomo del servire, chè tenpo verrà del guidardone.