[Cap. CCCLXV.]
Lo re domanda: di quante maniere sono gli uccelli? Sidrac risponde:
Li uccelli sono di molte maniere, che lunga cosa sarebe a contalle. Ma una maniera d'uccelli sono, che sono magiori che bufole, e più forti, e sono vaiati; e non vivono se non di carne, e non possono fare lo dì se non tre voli, e ciascuno volo è di due miglia, o di IIII al più. È un'altra maniera di uccielli, che sono fatti a modo di bestie [(1251)]; e sono grandi e forti molto e pericolosi. E questo due maniere d'uccelli abitano nell'isole del mare d'India. E uccelli sono che ànno due teste e quattro piedi, e non vivono se non d'una gente che sono nell'isola d'India, che pigliano la gente, e mangialla; e quella gente à tuttavia co' loro briga e guerra [(1252)]. Un'altra maniera sono d'uccelli che covano al fuoco, e al fuoco fanno i loro pulcini, e la loro piuma non si puote ardere; e quando egli vogliono covare, egli ragunano legne, e entranvi dentro, e battono tanto dell'alie, che lo fuoco sale e s'aprende a quelle legne. Altre maniere ci à d'uccelli, che ànno il collo lungo come una lancia; e altri ch'ànno i piedi a modo di cavallo; e altri che cantano dolcemente inanzi la loro morte, due giorni o quattro. Altri v'à che non covano i loro pulcini se non collo sguardare, e fanno due figliuoli maschi; e quando ànno XXX giorni, egli montano nell'aria, e combattono tanto che l'uno cade morto. Altra maniera v'à d'uccelli assai, alli quali noi faremo fine [(1253)].
[(1251)] ch'ànno il corpo come uciello, il capo come bestia C. R. 2.
[(1252)] Anche al Cap. LXXIX è parlato della gente che ha guerra cogli uccelli, favola negli antichi scrittori spesso ripetuta. Ved. Leopardi, Err. degli Ant. — Nell'Ymage du Monde:
Iluec sont unes gens menues
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Qui soventes fois se bataillent