[(1325)] Manca ora al n. t. — Abb. suppl. col C. R. 2.
[Cap. CCCCXIIII.]
Lo re domanda: quelli che sono in ninferno non avranno eglino niuno riposo da Dio? Sidrac risponde:
Quegli che sono nello 'nferno saranno dannati allo sguardamento di Dio. Quelli sono tormentati nel nabisso, che giammai non avranno niuna mercè da Dio, nè niuno riposo. Che tanto come furono in questo secolo, che poteano avere mercè da Dio, non vollono, ma per la volontà pigliarono lo male e lasciarono lo bene; e perciò niuna mercede debono avere; chè gli loro peccati gli ànno dannati allo giudicamento di Dio. Simigliantemente come quelli di paradiso non ànno pene nè dolore, ma gioia e bene e allegreza; altressì quelli dello 'nferno non avranno merciè nè riposo, se non pene e dolore, senza fine. E anche chi facesse preghiere per loro, egli farebbe contro alla volontà di Dio: chè tutte le preghiere che furono e sono e saranno, non gli potrebono aiutare nè valere. Ma quelli che saranno nel purgatorio de' vizi, le preghiere gli aiuteranno bene a trarre di quelle pene. E quelli che saranno in paradiso non avranno mestieri di preghiere; ma quelli che saranno al mondo avranno mestiere delle loro preghiere e del loro aiuto. Egli deono pregare ch'egli loro sieno aiutori [(1326)] inanzi a Dio. E questo sarà dopo la morte del figliuolo di Dio. Quelli che saranno al purgatorio, quando egli avranno conpiuto il loro termine, egli andranno nel paradiso celestiale, e faranno prieghi per coloro che gli avranno aiutati, e fatto bene e limosina per loro.
[(1326)] aiutatori C. R. 2.
[Cap. CCCCXV.]
Lo re domanda: come potrebe l'uomo sapere di cose che l'uomo volesse fare e di cosa ch'egli à impresa a fare, ch'egli n'abbia bene o male, e s'egli si potrà fare di conosciere lo suo criatore? Sidrac risponde:
Idio per la sua misericordia istabilì le VII pianete, a governare lo mondo e tutto le criature e tutte l'altre cose che ci sono suso; e fue donato all'anima senno e memoria di conoscere lo loro istato e lo loro corso, e per ch'egli potesse sapere le cose temporali, le presenti, e quelle che sono a venire. E questa è l'arte della strologia, che Idio volle per la sua pietade che fosse in terra, per lodo di sua persona e per bontade di sua credenza. E per questa arte della strolomia possiamo sapere tutte le cose avenute e che sono avenire, certanamente [(1327)]. E perciò che questa arte non ne pare a tutta gente [(1328)], si vi diremo noi brievemente una maniera di sapere le cose che voi vorrete sapere o pensare, che questa è la prima arte fosse al mondo, siccome fue insegniata a Giaffet, figliuolo di Noè, per l'angiolo; e però si chiama la prima arte della strolomia dopo Adamo. Giafet seppe questa arte, in prima che lo suo padre Noè la sapesse. E poi che Giafet seppe questa arte di V anni e VIII mesi, la seppe lo padre per lo anunziamento dell'angielo, siccome a Dio piacque, e altre cose molte. E egli la mise in iscritta, e fecene uno libro, lo quale Giafet, lo figliuolo di Noè, ci lasciò dopo la sua morte; e si vi mise tutto quello che l'angelo gli avea insegnato. E questo libro venne d'una mano in altra, tanto che pervenne alle mani del nostro padre.