Anch'è un'erba lunga come uno uomo o di meno, in guisa d'ulivo, e à fiori a guisa di bottoni biondi, seme vermiglio, radice lunghe e grosse. Chi portasse uno di questi fiori sopra capo, non potrebe perdere la sua memoria, per niuna cagione, per cruccio nè per vino nè per niun'altra cosa.

[Cap. DXX.]

Lo re domanda erba per incantare i suoi nimici. Sidrac risponde:

Anch'è un'erba di lungheza di sei palmi o di meno, e à sottili fronde a guisa di ramerino, e fiori verdi, e il seme nero, vermiglie radici e lunghe e forcute. Chi questa erba portasse sopra sè, e passasse in terra tra suoi mortali nimici, niuno gli potrebe nuocere, tutto ch'eglino avessono la sua morte giurata.

[Cap. DXXI.]

Lo re domanda erba per farnetico. Sidrac risponde:

Anche è un'erba di due palmi, e à VII rami, e in ciascuno ramo à uno fiore biadetto, seme giallo, e gialle radici un poco forcute. Chi la bollisse con mele, e facesse di quelle inpiastro, e mettesselo sopra il capo raso di colui che à il farnetico, egli guarirebbe.

[Cap. DXXII.]

Lo re domanda erba per colui che non può tenere l'orina [(1528)]. Sidrac risponde:

Anche è un'erba d'uno palmo, e à molte foglie a guisa di menta, fiori vermigli, radici gialle. Chi beesse il suo sugo a digiuno, egli gli conforterebbe le reni, chi la beesse tre dì.